Roccagorga.
Un incontro-dibattito per riflettere con operatori del nido, genitori ed operatori sanitari su alcuni comportamenti ricorrenti all’interno del processo di formazione del carattere del bambino, con lo scopo di trovare le modalità più idonee per stabilire una buona relazione con lui, affinché lo si possa accompagnare lungo un cammino che va dalla dipendenza all’autonomia. Questo il delicato tema dibattuto ieri a Roccagorga, presso la sede del nido comunale “Il Girasole”, gestito da due anni dalla Cooperativa Sociale Utopia2000, che ha organizzato l’evento in collaborazione con l’amministrazione comunale di Roccagorga, rappresentata dal sindaco Loreto Bevilacqua, dall’assessore ai Servizi Sociali Gianni Atrei e dal responsabile Narsete Orsini, ed il Centro di Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza di Priverno. Dopo i saluti dei responsabili della Cooperativa Sociale Utopia2000 di Sezze Amerigo Fanella e Federica Galoni, ci sono stati i saluti di rito da parte del primo cittadino di Roccagorga e dell’assessore ai Servizi Sociali. Entrambi hanno voluto rimarcare l’importanza di tali iniziative ed hanno posto l’accento sulla scommessa di realizzare un nido comunale in un paese di poco più di 4000 abitanti. Scommessa vinta alla luce dei risultati che il nido riscontra, tra i quali una delle rette più basse dell’intera provincia, rutto di un finanziamento dal parte della Regione Lazio. Dopo i saluti delle autorità la parola è passata alle operatrici del Centro di Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. A parlare per prima è stata la dottoressa Franca Belli, psicologa e psicoterapeuta, che nel suo intervento dal titolo “Il mio bambino e gli stili educativi” ha posto l’accento sulla società odierna che cambia rapidamente “presentando sempre molte difficoltà come l’incremento dei ritmi di lavoro, il doppio ruolo svolto dai genitori, per cui ciascuno deve sapere integrare le carenze dell’altro, la crescente influenza dei mass media, le separazioni dei genitori e le ricomposizioni del nucleo familiare. Il ruolo degli operatori sociali e sanitari – ha spiegato Franca Belli – è quello di riflettere su queste situazioni perché sollecitino quesiti nuovi poiché le esigenze fondamentali dei bambini restano le stesse, così come le loro linee di sviluppo. Individuare come il proprio bambino reagisce agli stimoli ambientali, come vive le sue prime emozioni, cosa gli piace e cosa non tollera, sono solo alcuni dei quesiti che possono essere sufficienti per distinguere alcune caratteristiche che delineano la personalità del proprio bambino e di conseguenza trovare le giuste modalità di intervento”. Dopo l’intervento della Belli è stata la volta della dottoressa Marina Eianti, pedagogista del Centro di Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza di Priverno, che nel suo intervento “Imparare a parlare”, ha sottolineato i particolari di questa capacità straordinariamente complessa che si sviluppa di norma nei primi tre anni di vita “Il linguaggio – ha spiegato Marina Eianti – condiziona in modo significativo tutto lo sviluppo del bambino e ne determina il futuro. Il nido diventa quindi come un “osservatorio” speciale per uno sviluppo armonico e normale della capacità comunicativa. Ha chiuso l’interessante dibattito la dottoressa Civita Macone, fisioterapista del Centro di Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, che ha esposto ai presenti temi su “Il gioco come strumento di conoscenza e di relazione nella coppia adulto bambino”.
Simone Di Giulio (30/04/2006)
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