2.500 EURO al metro quadrato
per un’abitazione allo
Scalo di Sezze: dal carciofo
al mattone... Così il Comune
rischia il dissesto finanziario.
La mancanza di prospettive
occupazionali e manovalanza
a basso costo assieme
ad una certa urbanistica
«allegra», voluta sia da imprese
vicine a palazzo che da
professionisti alla moda, comunque
«benedetta» da
quella parte di ceto politico
che ne ha colto
l'occasione per
affari elettorali,
ha stritolato le
aspettative di
un paese ricco
di storia e cultura
riducendolo
a vero e proprio
dormitor
i o . I n u n
contesto di
vacche grasse,
il settore dell'edilizia
setina ha
raggiunto dimensioni
considerevoli
sia
in termini occ
u p a z i o n a l i
che per gli ingenti
capitali
impegnati.
Categorie sociali
fino a ieri
occupate altrove,
vengono attratte dal mito del
«costruttore», e la presenza di cittadini
rumeni ed albanesi ha creato le
condizioni favorevoli per una vera
holding del mattone con ripercussioni
anche sociali. La zona dove più
alta è la concentrazione degli addetti
all'edilizia è quella dei Casali di Sezze,
ma anche tutta al zona di Suso si
difende bene.
Eppure, non sono lontani i tempi in
cui «ndogno, ndruta e francisco» si
recavano la mattina presto alla «giarriccia
» per coltivare il gustoso carciofo
romanesco. Oggi purtroppo, la
corsa frenetica al mattone, ha finito
per cancellare anche la poesia recitata
dai nostri avi ogni giorno nell'agro
delle Canalelle e in quello di Portaturo.
Una simile rivoluzione sociale impone
alcune domande a tutta la classe
politica: il fenomeno del mattone ha
portato benessere diffuso alla collettività?
Le casse del Comune ne hanno
trovato giovamento? Le condizioni di
vita urbana possono ritenersi degne
del vivere civile o quanto meno rientranti
nei minimi garantiti dagli standard
urbanistici in vigore con il dm
1444/68? L'urbanistica praticata in
questi anni ha creato un deficit economico
che inciderà sui
prossimi bilanci comunali?
Ma la domanda principe è: la
casa è accessibile alle classi
sociali meno abbienti ?
Il fenomeno del mattone selvaggio
ha visto impennare i
prezzi delle abitazioni fino a
toccare valori pari a 2.500
euro al mq per un'abitazione.
Le cose non vanno meglio
nelle cosiddette aree Peep
(aree riservate all'edilizia
economico popolare) dove i
prezzi pretesi dalle imprese
operanti nelle aree di proprietà
del Comune di Sezze
sono pari al doppio di quelli
stabiliti nelle convenzioni
stipulate a via Diaz per intenderci
circa 200 mila euro
invece dei circa 100 mila
imposti dalla legge. Come
può accadere?
Con il mercato edilizio alle
stelle, intanto, il Comune di
Sezze non sembra avere soldi
nemmeno per tappare le
buche, e pulire le pensiline
degli autobus, costretto a pagare
il conto del lodo Dondi
per aver essere stati larghi di
maniche con i costruttori rispetto
all'importo prescritto dalla legge che
impone per opere di urbanizzazione e
cessione di aree.
In un mercato edilizio drogato, dall'urbanistica
allegra, praticata in barba
al piano regolatore, solo alcuni
soggetti hanno potuto trarne beneficio.
A svantaggio della collettività
che vede un futuro offuscato dall'ombra
del dissesto finanziario. La classe
politica ha, oggi, l'obbligo di affrontare
la questione, in Consiglio comunale,
prima che non sia troppo tardi.
Elisa Fiore (08/09/2008)
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