In merito al ricorso
al Tar
promosso dal
candidato a
sindaco della
coalizione Sezze
che cambia,
Lidano Zarra, e
discusso il 26
ottobre presso
la sezione di
Latina, il vicesegretario
dell’Udc
di Sezze,
Emiliano
D’Arpino,
esprime la soddisfazione
per
l’accoglimento,
anche se
non definitivo,
dello stesso da
parte del Tribunale
amministrativo:
«Ciò
sta a dimostrare
la fondatezza dei rilievi. Il
Tar - spiega D’Arpino - ha
deliberato sostanzialmente
due cose: l’allargamento del
contenzioso a tutti i candidati
sindaci impegnati nella passata
tornata amministrativa;
l’acquisizione degli originali
dei verbali, delle sezioni elettorali
del comune di Sezze,
oggetto del ricorso. Nel merito
le eccezioni formulate dall’avvocato
Stella Richter sono state
ritenute per lo meno fondate
e doverose di una più accurata
e puntuale verifica, la cui tempistica
si annuncia breve e piena
di possibili conseguenze
giuridiche, politiche e amministrative
per l’ente comunale
e per i cittadini di Sezze».
Il ricorso si basa su tre fattispecie
giuridiche: la foto scattata
al seggio numero uno, oggetto
di indagini e procedimento
penale, le cui prove
acquisite testimonierebbero, a
giudizio dell’Udc, il clima di
illegalità e forti pressioni sociali
in cui le elezioni si sono
svolte per molti cittadini, costretti
a documentare e provare
l’espressione del proprio consenso,
violando ogni elementare
diritto alla segretezza e
libertà del voto. Il secondo
elemento sarebbe la situazione
di ineleggibilità in cui si trovavano
due candidati dell’Unione,
che insieme hanno raccolto
141 voti, determinanti in una
competizione decisa per soli
108 voti. Il terzo ed ultimo
elemento va ricercato negli errori
e omissioni riscontrate nei
verbali delle sezioni 7, 9, 17,
21 e 22 dove mancano all’appello
più di 150 preferenze
per i candidati a
sindaco delle coalizioni;
ma anche i comportamenti
del presidente
del seggio 11 censurati
e messi a verbale da
alcuni rappresentanti di
lista, a favore della coalizione
dell’Unione. Infine
il verbale della sezione
3 che risulta non
compilato nella sezione
delle preferenze dei
candidati a sindaci e delle preferenze
di lista. Per l’Udc, pertanto,
Campoli è un sindaco a
tutt’oggi sub judice; in più il
primo cittadino, rifiutata l’operazione
di riconteggio delle
schede, per il partito di opposizione
«ha inficiato la legittimità
democratica del voto».
Giovanni Rieti (02/11/2007)
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