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Un libro in ricordo di Don Ubaldo Calabresi

Sabato 12 ottobre alle ore 17,30 nella chiesa di San Pietro


Monsignor Calabresi

Sabato 12 ottobre alle ore 17,30 nella chiesa di San Pietro a Sezze, il Cardinale Giuseppe Bertello celebrerà una messa in memoria di monsignor Ubaldo Calabresi scomparso il 14 giugno del 2004. Dopo la celebrazione verrà presentato un libro scritto da don Massimiliano Di Pastina che, anche grazie a numerose foto come quella riportata qui sotto e risalente agli anni '60 che ritrae Mons. Calabresi al centro con Mons. Ippolito Rotoli e il Sindaco di Sezze Sante Perciballe, vuole essere un affettuoso ricordo di don Ubaldo. E si perché a Sezze - dove era nato il 2 gennaio del 1925, terzo di cinque figli - era conosciuto semplicemente come "don Ubaldo": forse perché aveva conservato quella semplicità e capacità di "stare vicino" alla gente che è virtù indispensabile di un buon pastore e, in fondo, caratteristica fondamentale di ogni cristiano. Con tratto signorile, quasi aristocratico, mons. Ubaldo Calabresi, arcivescovo titolare di Fondi e nunzio apostolico, ha vissuto gli ultimi anni della sua esistenza, riconsegnata a Dio Padre nella mattinata del 14 giugno 2004 in una clinica romana, dove si trovava da pochi giorni. Grazie alla sua famiglia aveva ricevuto un’ottima educazione umana e cristiana, culminata nella scelta di dedicare la sua vita a Dio. In questa decisione venne sostenuto ed incoraggiato da mons. Giovanni Battista Carissimo, arciprete della cattedrale, e da mons. Vincenzo Venditti, parroco di S.Angelo: due preti di Sezze, diversissimi per carattere, formazione e ministero, eppure così inscindibilmente legati alla storia personale di Ubaldo Calabresi e di tutta la città di Sezze. Il suo servizio alla Chiesa e alla Santa Sede era iniziato presto: dopo i primi studi umanistico – letterari compiuti nel Seminario interdiocesano di Sezze, era passato a quello Romano (Minore e Maggiore), dove aveva potuto proseguire gli studi di filosofia e di teologia, integrati e coronati da quelli in diritto, conseguendo la laurea in utroque iure presso la Pontificia Università Lateranense, e – ricevuta il 27 marzo 1948, nella cappella della Madonna della Fiducia del Pontificio Seminario Romano Maggiore, l’ordinazione presbiterale – agli studi di perfezionamento presso la Pontificia Accademia Ecclesiastica. Pronto ormai per il servizio diplomatico – anche se non aveva mai smesso di dedicarsi alla cura pastorale "diretta", a Roma e a Sezze – intervenne direttamente Paolo VI per fugare qualche resistenza da parte del suo vescovo di allora, che non voleva privarsi della sua opera in diocesi: il papa gli fece scrivere che il sacrificio di don Ubaldo sarebbe stato ricompensato dal bene della Chiesa universale. Cooptato - nel 1953 – tra i membri della Segreteria di Stato della Santa Sede, le autorità vaticane, ben presto, intuirono le sue notevoli doti e capacità diplomatiche. Dopo un primo incarico in Nicaragua, inizia la "gavetta" in Argentina, ove è segretario della Nunziatura apostolica per qualche anno: tra l’altro, gli muore tra le braccia il nunzio, l’arcivescovo Mario Zanin, una esperienza che don Ubaldo non dimenticherà mai; trasferito a Leopoldville, è addetto alla Nunziatura apostolica del Congo Belga e del Ruanda Urundi: qui è spettatore di tragici avvenimenti e corre, per primo, sul luogo della strage dei militari italiani. Nel 1965 nuova destinazione, questa volta in Europa: uditore in Belgio, passa poi, nel 1968, nella delegazione apostolica degli Stati Uniti d’America. Dopo un’attività così varia e dopo aver dato ottima prova di sé, la Santa Sede ritenne giunto il momento di offrire a don Ubaldo più ampie opportunità, riconoscendone la prudenza, il lavoro assiduo e disinteressato, la capacità di fine mediatore. Il 3 luglio del 1969 – ad appena 44 anni – Paolo VI lo nomina arcivescovo titolare di Fondi e delegato apostolico nella regione del Mar Rosso: nel giro di appena due anni è il secondo sezzese ad essere nominato arcivescovo, dopo mons. Ippolito Rotoli, pro-nunzio in Etiopia. S.E. Rev.ma mons. Ubaldo Calabresi ricevette così l’ordinazione episcopale dal cardinale segretario di Stato Jean Villot il 28 settembre di quello stesso anno, nella cappella della Madonna della Fiducia del Pontificio Seminario Romano Maggiore. Cumulando il precedente incarico diplomatico, mons. Calabresi diviene anche – il 29 aprile 1972 – pro-nunzio apostolico in Sudan: sia qui che nella regione del Mar Rosso visita comunità cristiane sperdute, dove da decenni non si celebrava l’Eucarestia. Il 1978 segna una svolta nella sua attività: la Santa Sede lo invia in America Latina; dapprima nunzio apostolico in Venezuela (5 gennaio 1978), passa poi in Argentina (23 luglio 1981), prestigiosa nunziatura che mantiene per vent’anni. Mons. Calabresi si trova a dover gestire avvenimenti tragici e tumultuosi e a tessere, nel nascondimento, la "ricucitura" di gravi crisi diplomatiche (quella tra il Cile e l’Argentina e tra quest’ultima e il Regno Unito di Gran Bretagna), che dimostrano la sua grande capacità di mediazione e di pacificazione. Rientrato a Roma al compimento del 75° anno di età, nel 2001, resta a disposizione della Santa Sede per le problematiche riguardanti le Chiese e le nazioni dell’ America Latina, di cui ha acquisito una conoscenza non comune; una malattia gravemente debilitante – cui non sono estranee le fatiche subite nel suo lungo servizio diplomatico in sedi e paesi disagiati e dal clima poco mite per un europeo – ne mina poco a poco il fisico. Monsignor Ubaldo Calabresi è stato insignito di diverse decorazioni, tra le quali l’Ordine del Nilo Bianco e del Nilo Azzurro, concessagli dal Sudan, e l’Orden del Libertador conferitagli dall’Argentina. Il momento più sentito e vissuto con commozione dai sezzesi, quando il 3 dicembre 2001 il Consiglio Comunale di Sezze, con votazione unanime, in un’aula consiliare gremita all’inverosimile, alla presenza delle autorità civili, militari e religiose, conferiva a don Ubaldo la Cittadinanza Benemerita nella considerazione che, nei suoi lunghi anni di servizio diplomatico, come rappresentante della Santa Sede, aveva messo a frutto le doti caratteristiche del suo essere setino autentico, nella prudenza, amicizia e schiettezza. Il carissimo "don Ubaldo", come affettuosamente noi sezzesi amiamo a chiamarlo, continua in se, anche oggi nella gloria dei cieli, l’amore per la Chiesa e per i popoli del mondo con cui, in questi ultimi anni, vari figli della nostra terra hanno legato indissolubilmente il loro nome, don Ubaldo che non ha mai risparmiato fatiche, sudore, amore, per le genti affidate alle sue cure, don Ubaldo rimasto indissolubilmente legato alla sua Sezze come i suoi concittadini a lui. Grazie "don Ubaldo".



 Ernesto Di pastina (11/10/2013)

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