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“Questa è la storia di un omicidio commesso senza armi né veleni; ma solo con l’istillazione del dubbio e della paura dell’abbandono.
Lo avevano trovato morto una mattina, solo, nell’appartamento che , a detta di conoscenti, lei aveva lasciato un paio di giorni prima, sbattendo la porta come al solito…”.
Con questo input Paola Pica da vita ad uno dei suoi più riusciti romanzi “L’uccello rapace”.
La dimensione psicologica è l’humus, il substrato costante su cui l’autrice sviluppa le sue storie. Anche, questo romanzo sottile e spietato, come le precedenti pubblicazioni della Pica, rientra, e, a pieno titolo, nel filone del thriller-psicologico ed inoltre si arricchisce di sfumature noir.
Un thriller, una vera ed appassionante ricerca sulle tracce di un killer che si annida nel nero e profondo abisso degli animi umani. E sembra dirci, l’autrice, che i confini o meglio i ruoli tra vittima e assassino, come in tutte le relazioni, sono pronti a ribaltarsi ad ogni momento.
L’accento in questa storia è posto sul profilo della vittima, Corrado: personaggio tanto capace e brillante nella professione quanto fragile, ingenuo, al limite del patologico, nella vita affettiva-sentimentale. Aspetto, in cui si pone, immancabilmente, da “vittima” da “preda”, oseremmo dire da “predestinato” a partner dalla personalità avida, bramosa di appropriarsi delle cose e dei sentimenti altrui con inganno o vera violenza: una personalità da “Uccello rapace”; proprio come quella di Giuliana, la protagonista “… lei aveva anche i caratteri fisici, le mani da uccello rapace, con i tipici polpastrelli arrotondati che si affusolavano in unghie, leggermente rigonfie al centro e terminanti nella punta levigata ad arte con una limetta, ma già di per sé peggiore di una lama affilata”.
“L’uccello rapace” (ed. Oleandro, pag. 71, euro 8,00) narra di una storia fatta di sole menzogne, di colpevoli silenzii fino al più tragico e vigliacco degli epiloghi.
È un romanzo dove il lettore scoprirà che uno stato d’animo, un sentire riesce a trasformarsi prima in una raffinata, micidiale ed implosiva “arma del delitto” e poi in un “concreto” e spietato capo d’accusa.
Paola Pica, in questo bel romanzo agile e scorrevole, scandaglia le complesse e fin troppo ambigue dinamiche, affettive ed emotive, della coppia, che poi amplia analizzando con la stessa profondità l’universo “amicizia” che ruota intorno ai protagonisti. E mette in luce con acume, quasi con sadico piacere, con compiaciuta spietatezza, le loro debolezze. Ed ecco, come, in un caleidoscopio apparire, trasformarsi, ritornare alla forma originale, sentimenti quali: amore, rabbia, gelosia, risentimento, incomprensioni e distacco. Sentimenti così intimi e personali eppure così comuni, così universalmente umani. La bravura della scrittrice nel tracciare in maniera nitida, incisiva anche i profili dei comprimari trasforma l’avvincente thriller in uno spaccato di costume della nostra società.
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