UNO spettro aleggia sulla
Turbogas. L’opera si farà.
Ad esprimerne i timori
per la realizzazione dell’impianto
Paolo Cima.
«Potrebbe essere impossibile
osteggiarne la realizzazione
». A parlare è il
presidente della Rete No-
Turbogas di Pontinia che
rivolge le sue considerazioni
anche ai cittadini di
Sezze interessati dalle
procedure di esproprio dei
terreni per l'adduzione e
l'immissione energetica.
Oggi, infatti, scadono i
termini per la presentazione
delle osservazioni a
quel tracciato che coinvolge
alcune delle terre più
produttive del territorio
setino, è ancora sconosciuto
anche alla maggior
parte dei proprietari dei
terreni interessati dall'esproprio.
«La turbogas potrà essere
fermata solo se la Regione
Lazio, avrà una netta presa
di posizione - dichiara Cima
- perché, come giustamente
affermato dal vostro
giornale - nel 2003,
dopo i pronunciamenti dei
rispettivi Consigli comunali
vi fu una Conferenza
dei Servizi cui tutti gli
Enti, compreso i Comuni
di Sezze e Pontinia,
espressero il loro assenso.
In più, la cartografia dell'Acea,
corregge anche gli
errori del catasto e la logica
della società questa volta
non è stata casuale. Partire
dagli espropri non permetterà
di commettere gli
errori di Aprilia».
Cima ricorda inoltre come
la Valutazione di Impatto
Ambientale, sia stata
favorevole, fatte salve alcune
prescrizioni, mentre
oggi si è in attesa della
certificazione dell'AIA,
l'Autorizzazione Integrata
Ambientale, che si teme
verrà concessa senza pareri
ostativi dalla Regione
Lazio. Quindi da qui al
massimo entro un anno, la
centrale si farà. E’ possibile
avere rassicurazioni?
«Il punto è che negli Stati
Uniti - risponde il presidente
della Rete No Turbogas
- le centrali vengono
fatte, ma si utilizzano
filtri particolari detti
SCLONOX che riducono
al minimo le emissioni di
nanopolveri nell'atmosfera.
La normativa, in Italia,
non impone un simile obbligo,
qui si usano ancora
filtri all'ammoniaca la cui
efficacia è di gran lunga
inferiore. Inoltre le compensazioni
per questo territorio
- aggiunge Cima -
non ci saranno, o meglio si
tradurranno in benefici per
altre realtà: due parchi eolici
in Puglia e Campania.
La Regione Lazio deve
farci capire, alla fine dei
conti, che valore hanno
queste terre, e se le sbandierate
politiche agricole
di tutela della tipicità dei
prodotti dop, doc e igp dei
certificati di consorzio, di
filiera corta e del rilancio
del settore agricolo e zootecnico
siano solo sulla
carta e dunque non una
strategia economica per
questo territorio ma un'effimera
progettualità. Perché
temo non si consideri
il danno che l'impianto
arrecherà all'immagine
dell'intero comprensorio
».
Dubbi che per ora restano
in sospeso e senza risposta.
Elisa Fiore (04/09/2008)
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