Nel corso dell'ultimo Consiglio comunale, in cui
era prevista l'approvazione di sei progetti presentati
all'amministrazione comunale per ampliamenti di
cubature di altrettante aziende agricole, attraverso lo
strumento della deroga ai piani regolatori generali,
dei Piani di Utilizzo Aziendale, la maggioranza, non
potendo mantenere il numero
legale ha preferito sciogliere
l’assise.
I contraccolpi sono stati di varia
natura soprattutto all'indirizzo
di chi da vent'anni lavora con
le realtà agricole del paese. Il
consigliere Lino Cerroni, eletto
all'interno della lista Moderati
di centro, non ci sta, e respinge
le accuse lanciate all'indirizzo
delle opposizioni da parte di alcuni
componenti della maggioranza.
«Ho lavorato per 15 anni
come presidente della Confederazione
italiana degli agricoltori,
a Sezze. Ritengo di avere
esperienza in questo campo -
dichiara Cerroni - Le imprese che chiedono di accedere
al Pusa in genere lo chiedono per necessità
aziendali, per l'ampliamento della struttura al fine di
ottimizzare la loro realtà produttiva. Magari per
aggiungervi delle celle frigorifere, o fare dei passaggi
coperti, o per nuove aree di lavorazione. Questo
significa miglioramento aziendale. Ciò che vorrei
sapere per quale motivo l’ufficio tecnico, responsabile
del procedimento, se era convinto dell'utilità
connessa con l’uso agricolo, che si vuole fare di quei
progetti, per quale motivo non ha espresso il suo
parere favorevole fin da subito. Perché ritengo che
occorre essere certi di ciò che si autorizza, ed in
questo caso parliamo anche di
fatturati aziendali, di pagamenti
delle imposte e dei contributi,
lo chiedono le leggi dello Stato,
lo impone la normativa europea.
E per quale motivo dobbiamo
essere noi dell'opposizione
a votare le loro varianti
urbanistiche se sono convinti
della bontà dell’operazione,
che facciano pure, una maggioranza
che si dice essere solida.
Perché ritengo che con questo
strano modo di procedere alla
fine si penalizzi solo chi ne ha
realmente diritto. Non si può
diventare azienda agricola dall’oggi
al domani, e se questo è
quello che ritiene fare la maggioranza, faccia pure, si
accomodi, ma non faccia mancare il numero legale.
Perché c'è da chiedersi quanti consiglieri di questa
maggioranza concordassero con le scelte che si
chiedeva di far passare, magari costringendo l'opposizione
a mantenere il numero legale».
Elisa Fiore (02/07/2008)
|