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Sono diventati tutti presidenti, segretari e dirigenti di partito. Ma a Sezze dei reali problemi della città non ne parla più nessuno, o quasi nessuno. C’è timore di affrontarli. Le elezioni amministrative hanno letteralmente gasato l’elettorato che da semplice spettatore è diventato, nel giro di pochi mesi, assistente, attore e addirittura regista. Si tratta solo di comparse stagionali? Vedremo, ma per il momento l’inflazione di aspiranti politici sta caratterizzando l’apertura della campagna elettorale. Sembra che dalle desuete “promesse elettorali” siamo passati alle “auto-promesse”, nel senso che l’offerta di un incarico politico, e la sua conseguente accettazione, potrebbe spingere chiunque a pensare di risolvere direttamente i propri problemi.
A Sezze ormai sono più candidati che elettori. Tra commissari, presidenti, responsabili di lista, segretari, coordinatori maschili e femminili, portavoce e leader, la politica non è più distinta dalla vita pubblica e non sappiamo se sia un bene o un male. Un’assurdità però è ormai assodata: a questa affluenza politica corrisponderà un bassissimo tasso di rappresentanza cittadina.
Tra candidati (abbiamo previsto che ce ne saranno circa cinquecento) e persone con un incarico politico, ognuno alla fine penserà solo a se stesso, con il risultato di coltivare la famosa politica “dell’orticello” e, di conseguenza, di interessarsi poco o niente dei problemi veri che riguardano tutta la collettività.
Oggi è facile fare promesse, non costa nulla, e ha sicuramente più chance chi sarà in grado di confondere e rimescolare le carte con più destrezza. Questo atteggiamento fa parte della politica, lo sappiamo, stiamo in campagna elettorale, ma sarebbe opportuno ricordarsi che non è certo risistemare la buca dinanzi al portone di casa del vicino, o la toppa di asfalto saltata a causa delle intemperie, che fa di un cittadino un bravo politico. Occorre altro, serve coraggio.
Chi avrà degli incarichi avrà anche delle responsabilità che deve prendersi: non si tratta di una scelta secondo coscienza ma di una imposizione. Occupazione; lavoro nero; sviluppo territoriale; immigrazione; sicurezza pubblica; micro e macro criminalità; sicurezza stradale e viabilità; rilancio dell’agricoltura; mancanza di investimenti pubblici e privati. Ci fermiamo qui perché la lista degli interventi sarebbe troppo lunga.
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