«La storia del progetto di ristrutturazione della Madonna della Pace è solo un pretesto per parlare di tutti quei progetti, con relativi finanziamenti pubblici, che a Sezze non raggiungono mai la fine e non diventano mai patrimonio a disposizione della comunità che pure ha pagato per averli. Per questo motivo la qualità della vita nella nostra provincia (vedi ultime statistiche ISTAT) peggiora di anno in anno, e non ci vuole un convegno per capire che il degrado sta per diventare un grave problema per il nostro territorio, così come non ci vuole un convegno per capire che senza la volontà di dialogare non si hanno neppure le capacità per realizzare progetti di sviluppo sociale». Stanco delle mezze opere, dei lavori lasciati a metà, delle ristrutturazioni abbandonate e delle tante chiacchiere che si fanno nei periodi caldi della politica, il presidente della Consulta delle Associazioni, Ignazio Romano, si sfoga e parla dei progetti di recupero che restano tali senza che ci sia una reale volontà per renderli esecutivi. «Leggo sui giornali dei migliaia di euro di finanziamenti pubblici previsti per quel palazzo, per quella via o per quella zona che va riqualificata. Eppure – afferma Romano - i palazzi, le vie e le zone a rischio degrado nel nostro paese aumentano di giorno in giorno. Per i palazzi storici del centro sono arrivati centinai di migliaia di euro, eppure non ce n'è uno per ospitare La Città dei Giovani, l'Università dell'agricoltura o un palazzo congressi; per le vie del centro la stessa cosa, mentre l'asfalto e il traffico le invade tutte, la pavimentazione e l'arredo urbano non riescono a farla solo a Sezze. Provate a fare quattro passi nei centri dei paesi limitrofi. Priverno, Maenza, Bassiano, Norma, Cori sembrano Sezze quando eravamo piccoli. Non parliamo neppure dei soldi spesi per i parchi e per i centri sportivi. Nessuna opera è finita, nessuno è in grado di ridare a Sezze il decoro e la centralità che nel passato questo paese ha avuto nel comprensorio dei Monti Lepini e per tutta la provincia di Latina». Il presidente della Consulta pensa ad esempio a quello che avrebbero potuto diventare i resti di epoca romana… oro buttato. «Penso - conclude - alle tante manifestazioni che ho visto negli anni '70 e 80 all'Anfiteatro, tutto finito. Penso alla fine ingloriosa dei campi da tennis. I finanziamenti non sono sufficienti. Cittadini, amministratori e funzionari pubblici devono garantire che il denaro viene speso per ridare alla comunità setina una qualità della vita accettabile».
Alessandro Mattei (28/09/2009)
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