NON è un singolo caso, perché
a guardare bene, lo sviluppo
edificatorio del territorio comunale
di Sezze, si capisce che
qualcosa, nel
tempo, non ha
f u n z i o n a t o .
Scorpori di lotti
edificabili che
raddoppiano le
cubature in barba
alle regole
contenute nel
Prg sembrano
aver costituito il
c o r o l l a r i o a
quello sviluppo
disordinato, fatto
di strade larghe
al massimo
tre metri, gineprai
di vicoli
ciechi, senza
che il peso della
legge reggesse
al confronto con
la realtà. Così
Sezze è cresciuta
senza rete fognante
senza
servizi minimi
essenziali, senza
opere di urbanizzazione e...
senz' acqua. Ma i guasti di un
tempo sembrano non avere insegnato
nulla. Si procede spediti
verso la riproposizione delle
stesse logiche. E la materia che
nelle prossime ore interesserà la
Procura della Repubblica di Latina
assieme al Dipartimento del
Territorio della Regione Lazio,
chiamate per dirimere una questione
locale, non è di secondo piano, e fa tremare i polsi.
La domanda è: su quale base
un lotto intercluso può essere
edificato senza prevedere per
quel tipo d'intervento di edilizia
residenziale pubblica le opere di
urbanizzazione primaria stravolgendo
il dettato delle norme
attuative del Prg?
A chiederselo, con un nuovo
ricorso in Cassazione, sono un
gruppo di residenti, coadiuvati
da un consigliere comunale di
opposizione. La domanda rivolta
agli organi competenti è: si
può accordare il rilascio di nuove
concessioni edilizie in zona
C2 quando allo stato dell'arte i
luoghi si presentano con uno
sfruttamento volumetrico oltre i
limiti dell'indice di edificabilià
preventivato? In via Ascoli, come
in altre realtà di questo paese,
è assente il rapporto tra le superfici edificate e quelle da
riservare alle aree pubbliche, vi
è una parziale assenza di opere
primarie ed un'assenza totale di
opere di urbanizzazione secondaria,
causate dall'occupazione
improria delle superfici. Nel
frattempo si programma l'edificazione
di una palazzina con il
raddoppio delle volumetrie, residuali
consentite. Il lotto originario,
di circa 2.000mq, era stato
precedentemente frazionato
ed aveva già consentito di edificare
1.200mc su un terreno di
1.025mq. La cosa facendo i dovuti
scorpori, avrebbe consentito,
agli attuali proprietari di edificare
al massimo 790 mc, mentre
la concessione rilasciata
gliene accorderebbe 1.419; com'è
possibile? Com'è potuto accadere?
Ora va ricordato che la
mancata realizzazione delle -
opere primarie e secondarie ricade
su tutti i cittadini, che ne
pagano le coseguenze dirette,
essendo l'amminstrazione costretta
ad indebitarsi,
con gravi
ricadute sul
bilancio comunale,
(vedi caso
Dondi), per far
fronte a quella
serie di disservizi
che il mancato
rispetto delle
norme contenute
nel Prg fa derivare.
Inoltre
c'è da rilevare
come la stessa
Regione Lazio
abbia ribadito a
più riprese la
necessità di realizzare
«un piano
attuativo, ind
i p e n d e n t emente
dallo
stato di urbanizzazione,
laddove
lo stesso conserva
un'utile
funzione, quale
ad esempio, quello di impedire
un incremento dei guasti urbanistici
già verificatisi; quella di
riequilibrare una situazione urbanistica
compromessa dalla
precedente edificazione con riferiemento
all'intero comprensorio
e non solo all'area di contorno
dell'edificio progettato
(Tar Campania, seconda sezione
Salerno gennaio 2005)».
Elisa Fiore (25/08/2008)
|