Il figlio di Emilia Matilde
Stoppioni, la donna trovata
morta strangolata nella sua
camera da pranzo nel casolare
di via della Moschea a
Roma, è stato ascoltato a
lungo dai carabinieri. E’ un
camionista di 45 anni che
vive a Sezze, sposato con
una donna straniera, l’uomo
è stato chiamato nella
capitale a Roma dai militari
nell’ambito delle indagini
per risolvere il delitto e
fornire qualche elemento
utile per risalire agli autori
della mattanza. E’ stato
ascoltato dagli investigatori
che indagano in ogni direzione.
L’alibi dell’uomo è
al vaglio degli inquirenti
ma non è iscritto nel registro
degli indagati.
Questa ipotesi, come quella
della rapina finita in tragedia,
con un omicidio
d’impeto commesso da uno
degli sbandati o barboni
che spesso frequentavano il
casolare dell’anziana, è valutata
con molta cautela dagli
investigatori. Il figlio
non avrebbe fornito ipotesi
diverse rispetto a quella
dell’omicidio ad opera di
un balordo.
Il cadavere è stato trovato
sabato pomeriggio ma la
rapina e la morte sarebbero
avvenute 48 ore prima, giovedì
sera. Emilia Matilde
Stoppioni, 81 anni, vedova,
ex infermiera, viveva di elemosina
racimolando cibo e
vestiti da passanti o nei
cassonetti. La sua abitazione
è stata trovata a soqquadro,
in un casolare abbandonato
a un tiro di schioppo
dall’elegante quartiere dei
Parioli. La Stoppioni, considerata
da tutti una donna
poverissima, era affidata al
progetto di assistenza «Anni
Verdi». Emilia però aveva
un segreto, un vero e
proprio tesoro di circa
100mila euro tra contante e
libretti postali che era nascosto
in una vecchia stufa
della cucina, la scoperta è
avvenuta al termine di un
sopralluogo dei carabinieri
del Nucleo Operativo di
Roma che ieri sono tornati
nella casa del delitto alla
ricerca di elementi utili per
orientare le indagini. La pista
prevalente dei carabinieri
della Compagnia Parioli
è quella di rapina, la
casa è stata trovata completamente
a soqquadro come
se qualcuno cercasse il denaro,
la scoperta di 10mila
euro in contanti, il resto in
buoni e libretti postali avvalora
l’ipotesi che la persona
entrata nel casolare sapeva
cosa cercare ma non dove.
(21/04/2008)
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