Ha fatto scattare l’allarme.
Un suono inequivocabile, nell’era
dei videotelefoni. E il presidente
di seggio della prima sezione,
nel plesso di via San Bartolomeo,
ha mangiato subito la
foglia. Ha aperto la tendina della
cabina elettorale e ha sorpreso in
flagrante un elettore intento a
fotografare la scheda elettorale
sulla quale aveva appena espresso
il proprio voto. Si trattava di un
cittadino rumeno residente a Sezze,
uno dei tanti stranieri - ormai
comunitari - da qualche anno arrivati
a rimpinguare in modo considerevole
la popolazione dei setini.
Qualche minuto e, mentre
l’uomo veniva trattenuto dal presidente
e dai suoi colleghi, al
seggio numero 1 sono arrivati i
vigili urbani coordinati dal comandante
Lidano Caldarozzi e i
carabinieri della stazione di Sezze,
diretti dal maresciallo Michele
Carfora Lettieri. Il rumeno è
stato portato subito in caserma,
dove ha dovuto produrre le sue
generalità ed eleggere il domicilio,
per la trasmissione degli atti
alla Procura. Per quella foto nella
cabina elettorale rischia la galera
da 2 a 4 anni e nella migliore delle
ipotesi una pesante sanzione, in
base al testo unico 203 del 1951
e del Dpr del maggio 1960. Che
fine ha fatto la scheda? E’ stata
chiusa dalle forze dell’ordine in
una busta, poi sigillata. Sarà la
Prefettura a decidere che fine farà
quel voto, la norma in questo
senso non è chiara.
Ma il grave episodio di ieri apre
un capitolo molto serio per quanto
riguarda le elezioni a Sezze. Sì,
perché sul fatto che i cittadini
stranieri residenti in città rappresentassero
una porzione di elettorato
particolarmente «appetibile
», e quindi avvicinabile con
mezzi non proprio leciti, si vociferava
da giorni. Sempre secondo
indiscrezioni, per questo tipo di
voto di scambio il compenso sarebbe
di 100 euro, 50 prima e il
resto dopo la «dimostrazione»
con la foto scattata dal telefonino.
Il «pacchetto» prevede alle volte
persino la fornitura del videotelefono.
Un metodo per controllare
il voto venuto fuori nelle ultime
competizioni elettorali. Anche in
questo campo ci si aggiorna di
pari passo con le nuove tecnologie...
Resta da vedere se l’episodio
scoperto ieri sia isolato o se
invece sia il sintomo di un malcostume
più generalizzato, che pregiudicherebbe
la stessa validità -
quanto meno dal punto di vista
«morale» - di questa competizione
elettorale a Sezze. Che la posta
in gioco sia alta, è cosa nota a tutti
i candidati. E ne è la prova la
campagna elettorale a cui si è
assistito da mesi, che ha visto i
candidati l’uno contro l’altro armati.
Che si possano utilizzare
mezzi non leciti per raggiungere
l’obiettivo di ottenere un voto,
invece, è cosa diversa. E inaccettabile.
Ma di certo il clamore
suscitato da quanto è accaduto al
seggio numero 1 ha prodotto un
primo importante effetto: scrutatori
e presidenti di seggio stanno
con gli occhi bene aperti. E le
orecchie naturalmente.
Erminia Anelli (28/05/2007)
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