Può sembrare quasi utopistico
il suo modo di intendere la
politica, come ritorno a valori
ormai dimenticati, che poco
hanno a che fare con poltrone da
spartire o piaceri da scambiare.
Sonia Ricci ci crede davvero.
Come crede al rilancio della sua
città, Sezze, che, come recita il
suo slogan elettorale, rivendica
il «diritto di amare».
Lei, come donna che vanta
un curriculum politico di tutto
rispetto, di quale valore
aggiunto pensa di poter essere
portatrice?
«Quello della riscoperta di certi
valori purtroppo abbandonati.
Sezze sul modello di comunità
rurale aveva creato il suo modello
di sviluppo, ma oggi questa
comunità è andata in crisi.
Basti pensare che le pur tante
associazioni presenti sono tutti
cerchi concentrici, non comunicano.
E quello che sulla carta è
un valore diventa un disvalore.
Ecco, il mio obiettivo è ritrovare
quel modello di comunità».
Qual è secondo lei il problema
sociale emergente a Sezze?
«Prima funzionava la piazza,
nel senso di agorà. Oggi Sezze
è una realtà policentrica, il rapporto
tra abitanti e territorio è
sempre più scollato. Senza parlare
della frattura che si è creata
con la pianura, con Sezze Scalo,
polmone dello sviluppo che invece
si sta facendo diventare la
bandiera contro, relegata a zona
periferica. Si deve coniugare la
parte più dinamica dello Scalo
con tradizione e radici di Sezze,
che era una comunità forte al
suo interno ma anche aperta
all'esterno. Era il ‘faro dei Lepini’
che guardava alla piana...».
Non rischia di essere un approccio
troppo nostalgico e
poco realistico il suo?
«Nient’affatto, le iniziative che
portiamo avanti come Ds e la
compattezza con cui l’intera
Unione si presenta a questa
competizione elettorale ci possono
consentire concretamente
di vincere con il centrosinistra.
E di voltare pagina, anche ritrovando
quella unione tra pianura
e collina di cui parlavamo. La
politica è e deve rimanere a
servizio della comunità e dei
cittadini, mentre oggi è solo
dialettica di spartizione di potere
per interessi piccoli e non
generali. Non sono sola, se io ed
altri riusciremo a non farci condizionare
dall'esterno attuando
quello che io chiamo ‘riformismo
quotidiano’, possiamo farcela
».
Quali secondo lei le reali
prospettive di sviluppo di Sezze.
«Il nostro è un territorio appetibile
in vista della realizzazione
della metro leggera e per la
presenza della 156. Molti preferiranno
venire a vivere qui piuttosto
che nella periferia degradata
di Roma. E’ importante
pianificare questo sviluppo.
Inoltre la nostra città continua
ad avere ha grandi eccellenze,
aziende che hanno saputo rinnovarsi
facendo del localismo
un valore, piccoli artigiani che
sono diventati imprenditori importanti,
giovani talenti in vari
campi. Basti pensare che secondo
le statistiche Sezze è tra i
primi comuni italiani per scolarizzazione.
Queste eccellenze
ora sono slegate una dall'altra, e
ci portano ad essere individualisti.
Dobbiamo mettere a sistema
queste risorse per fare il salto di
qualità che Sezze si aspetta da
anni.
Come si realizza tutto questo?
«Occorre investire con coraggio
sul nuovo, guardare con fiducia
al futuro e alle innovazioni,
ma insieme è necessario riscoprire
i valori che hanno
caratterizzato Sezze nelle sue
fasi migliori: il forte senso di
appartenenza alla comunità, il
sentirsi uniti pur in dialettica
politica e sociale aspra, un modello
sociale fortemente partecipativo,
la politica fondata sui
valori » .
Erminia Anelli (08/05/2007)
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