Giovedì una delegazione del comune
di Sezze, guidata dal sindaco
Andrea Campoli, ha incontrato il
professor Umberto Nicosia del dipartimento
di scienze della terra
dell’Università degli Studi di Roma
la Sapienza, la dottoressa Annalisa
Zarattini, soprintendente per i Beni
Archeologici del Lazio, e l’ingegnere
Filippo Milazzo, dirigente
del Genio Civile di Latina, per
discutere sulla possibilità di riprendere
gli studi sul sito archeologico
setino denominato Cava di Petrianni,
dove sono state rinvenute impronte
di dinosauro.
Il professor Nicosia e la dottoressa
Zarattini hanno recentemente pubblicato
su Ichnos, rivista scientifica
di fama internazionale, un articolo
inerente gli studi e le ricerche effettuate
nel Lazio ed in particolare
nella città di Sezze che hanno portato
alla luce la presenza di impronte
di dinosauro. Secondo diverse
teorie scientifiche e studi paleogeografici
precedenti la zona pontina
nell’era mesozoica sarebbe stata un
arcipelago di isole non collegate tra
loro, dove difficilmente avrebbe
potuto vivere un dinosauro di dieci
tonnellate. Grazie a studi ed analisi
sedimentologiche, invece, è stato
possibile ricostruire l’ambiente di
quel periodo ed è emerso che la
nostra zona era probabilmente un
insieme di isole o penisole collegate
tra loro.
A Sezze sono state rinvenute ben
duecento tracce nelle rocce, appartenenti
ad un sauropode e vari teropodi,
due fra le più conosciute
specie di dinosauro. Il sauropode
che ha lasciato le impronte era un
grande erbivoro quadrupede, con il
collo lungo, che poteva raggiungere
i dieci metri di lunghezze ed un
peso tra gli otto e le dieci tonnellate.
I teropodi, invece, erano dei carnivori
di dimensioni più piccole, pesavano
appena cento chilogrammi
e raggiungevano una lunghezza di
soli tre metri. La presenza di questo
sito nel comune di Sezze ha una
valenza straordinaria dal punto di
vista scientifico, tanto che dal mese
di marzo riprenderanno le ricerche
per verificare ulteriori presenze e
non si esclude la possibilità di potere
creare un parco archeologico:
«La ripresa degli studi da parte del
dipertimento di scienze della terra
dell’Università degli Studi di Roma
La Sapienza, nonchè la prospettiva
della nascita di un parco archeologico
contribuirebbe a fare di Sezze
un polo di attrazione turistica».
Questo il commento del primo
cittadino setino, anche in considerazione
del fatto che Sezze da un
punto di vista logistico è a metà
strada tra Roma e Napoli ed è ben
collegata con le due grandi città e
risulterebbe essere facilmente fruibile
da potenziali turisti. Inoltre la
nascita di nuove scoperte potrebbe
favorire lo sviluppo di un nuovo
tipo di turismo, quello congressuale,
che porterebbe notevoli benefici
economici agli operatori locali e
contribuirebbe ad ampliare la fama
del territorio setino. Il sindaco del
comune di Sezze ha reso noto che
prossimamente verrà istituito un
pool composto da diversi soggetti
per progettare le modalità strategiche
attraverso le quali accrescere
l’interesse nazionale ed internazionale
di questo sito. Si tratta senza
dubbio di un fatto importantissimo
per il comune di Sezze, che sull’onda
di queste scoperte potrebbe ripensare
ad una politica più complessiva
di salvaguardia e valorizzazione
dei tanti siti archeologici
presenti nel territorio comunale
che, unitamente alle orme di dinosauro,
potrebbero rappresentare ulteriore
motivo di attrazione turistica
in un eventuale parco archeologico
che non interessi soltanto la
Cava di Petrianni ma i tanti resti
della preistoria presenti a Sezze.
Giovanni Rieti (16/02/2008)
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