E’ stato l’unico a non optare
per il rito abbreviato
rischiando il rinvio a giudizio
ma alla fine la sua
posizione è stata archiviata
con una sentenza di non
luogo a procedere per non
avere commesso il fatto
pronunciata ieri dal giudice
per l’udienza preliminare
Claudia Dentato. Daniele
Mancini è quindi uscito
dal procedimento
penale che
lo vedeva
imputato,
insieme
ad altri
quattro ragazzi
di
Sezze, di
alcune rapine ai
danni di
cittadini stranieri, quindi
con l’aggravante della discriminazione
e dell’odio
etnico e razziale.
Lorenzo Micheli, 24 anni;
Michele Giansanti, 23 anni;
Giovanni Marchionne,
22 anni e Luigi Pupatelli di
25, sono comparsi insieme
a Mancini ieri mattina davanti
al gup del Tribunale
di Latina per rispondere di
una serie di episodi che
risalgono alla primavera
2003 e ai quali avrebbero
partecipato anche altri due
ragazzi minorenni. Si tratta
di rapine e pestaggi ai danni
di stranieri residenti a
Sezze nei confronti dei
quali avrebbero inveito con
frasi pesanti, tutte all’insegna
dell’odio razziale: olditre ai calci, ai pugni e ai
colpi inferti con mazze da
baseball, crick e bastoni la
banda avrebbe proferito
minacce di morte ed insulti
la cui caratteristica evidente
era l’odio razziale.
Oltre dieci gli episodi
contestati dall’accusa, rappresentata
ieri mattina in
aula dal pubblico ministero
Giuseppe Miliano. I legali di
tutti i giovani, eccezione
fatta per gli avvocati Orlando
Mariani e Teresa
Ciotti che difendevano Daniele
Mancini, avevano
chiesto di poter celebrare il
processo con rito abbreviato,
istanza accolta dal gup
Dentato.
Poi la parola è passata al
pm che ha ricostruito i fatti
e presentato le sue pesanti
richieste di condanna: dieci
anni per Micheli, otto
per Marchionne, sette per
Giansanti, cinque e mezzo
per Pupatelli, motivate
proprio dalla circostanza
che le aggressioni erano
state caratterizzate «per finalità
di discriminazione,
odio etnico e razziale».
Come previsto dalla Legge
Mancino del 2003 che ha
introdotto norme severissime
per punire questo genere
di reato.
Alle richieste dell’accusa
replicheranno i difensori,
gli avvocati Alessia Vita,
Marcello Montalto, Pietro
De Angelis, Orlando Mariani,
Angelo Palmieri e
Sinuhe Luccone nella
prossima udienza, fissata
per l’8 novembre. Poi sarà
il giudice a pronuinciare la
sentenza.
Diversa
la strada
processuale
scelta
invece
dai legali
di Mancin
i che
hanno rinunciato
all’abbreviato
per il
rito ordinario chiedendo
l’archiviazione a fronte di
una richiesta di rinvio a
giudizio formulata da Miliano.
E per il ragazzo il
gup ha pronunciato la sentenza
di non luogo a procedere
per non avere commesso
il fatto.
Elena Ganelli (05/10/2007)
|