Tra i due gol di Cocuzzi e quello di Bernola, la vergogna di Micheli A Roma, quando Lazio e Roma in classifica non sono al vertice, il derby ha comunque un sapore particolare in considerazione di tutta l'attesa, gli sfottò, il campanilismo che tale incontro porta con sé. Un po' di meno, ma succede lo stesso anche nel derby della Madonnina tra Inter e Milan (che in cima alla classifica ci sono con più frequenza rispetto alle romane), nel derby della Lanterna tra Genoa e Sampdoria (quando le due formazioni militavano nella stessa serie), un po' di meno nel derby della Mole tra Torino e Juventus (alla quale poi, storicamente vincere la stracittadina portava male), e forse su questa via succede in tutti i derby d'Italia. A Sezze invece di tutto questo non c'è niente, e il derby tre Setina e Sezze sfila via come una gara qualunque. Vuoi perché in campionato di Promozione non è la serie A, vuoi perché nella stessa categoria le due contendenti si sono incrociate poco, la sfida stracittadina vale poco più dei tre punti in palio. Il problema nasce però quando anche i tre punti in palio valgono relativamente poco. La situazione di classifica del girone D infatti vede le due setine estranee alla lotta che conta, con Sezze in anonimo centro graduatoria e la Setina agonizzante in basso della zona play out. Per il derby del Tornesi dunque, le tribune non erano nemmeno piene (anche se gli ospitanti scaligeri ce l'hanno messa tutta anche come coreografia), e lo spettacolo in campo si può definire tale solo per antonomasia. A vincere alla fine sono stati gli ospiti del Sezze, in gol due volte con Cocuzzi, raggiunto sull'1-1 dalla rete di Bernola. La Setina recrimina su un rigore sbagliato in pieno recupero del primo tempo da Caschera (ipnotizzato da Reccanello), e il Sezze su alcune occasioni divorate durante la prima frazione dallo stesso Cocuzzi, da Pellerani (due) e da Fanelli. Oltre ai tre punti per il Sezze però, nella mente dei presenti dovrebbe rimanere anche un altro episodio; quello di Micheli, espulso dalla panchina per proteste (se giustamente o no, dalle tribune non è dato sapere e nemmeno ci va di considerare le varie complicazioni emotive eventualmente derivanti dalla questione del suo cartellino a lungo in bilico tra le due società cugine), ma che alla notifica del provvedimento ha dato vita ad un sfogo da censura di cui sono stati vittime i suoi stessi compagni che hanno faticato a portarlo fuori dal recinto del campo. Per carità, il buon Carletto Micheli in questa considerazione diventa più che un capro espiatorio un esempio sciagurato, evidenza che più di qualcosa nel pallone setino si è rotto. Considerazioni che partono dalla situazione disastrata dei viviai, un tempo serbatorio di giovani talenti (Pietro Capuccilli è forse l'ultimo vero giocatore che ha sceso le Coste) e che adesso sfornano squadre battutte e derise a destra e a manca, capaci di avere la ribalta solo per colpi di testa clamorosi e sconfitte roboanti. Per non parlare poi della tristezza accennata prima di due squadre anonime in Promozione, una in Seconda Categoria, e una femminile che di Sezze ormai porta solo il nome, un po' come successe nel basket qualche anno addietro. Altro che calcio, altro che una squadra unica in grado di riaccendere la passione di un paese; i valori dello sport sono altri, le lezioni da imparare per poi sperare di fare bene sono tante, ma per farlo, bisogna prima volerlo!
Luca Morazzano (18/12/2006)
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