Una vera e propria baraccopoli nel cuore di una centralissima strada di Sezze. Un tugurio realizzato all’interno di una villetta a tre piani in costruzione e abbandonata. Condizioni igieniche pessime. Buste di plastica, fogne a cielo aperto, stracci, scatole e spazzatura varia fanno da cornice ad una favelas ricavata tra le mura di un scheletro di abitazione. Qui in via San Bartolomeo, a due passi dal nosocomio setino “San Carlo”, sino a ieri, hanno trovato rifugio un gruppo di stranieri, molti dei quali rumeni. In questa catapecchia molte persone vivevano in uno stato di assoluta precarietà, in uno stato igienico a dir poco pessimo, in uno di quei posti che in un paese civile e sviluppato è difficile immaginare. Eppure è Sezze. In questo piccolo angolo della città è stato messo su un accampamento che sembra un luogo dimenticato da Dio. La scoperta è stata fatta dal consigliere comunale di Forza Italia, Roberto Reginaldi, su segnalazioni di alcuni cittadini che da diverso tempo vedevano un via vai di stranieri lungo al traversa di via San Bartolomeo (da molti anni, ndr). L’esponente di opposizione ha voluto vedere con occhi e ieri in mattinata ha deciso di effettuare un sopralluogo recandosi in quel villino. La situazione che si è trovata dinanzi è stata sconfortante, «agghiacciante» come dichiarerà Reginaldi alle forze dell’ordine dopo aver lanciato l’allarme alla Polizia Municipale. All’arrivo dei Vigili urbani in casa vi erano due persone, un uomo e una donna incinta. Dall’ ispezione però è chiaro che in quel tugurio ci vivevano in molti, forse una dozzina e più. Con molta probabilità il resto delle persone che abitavano in villetta stava fuori per lavoro. I residenti del quartiere dicono che ce ne sono a decina, e altri vivono in baracche adiacenti la casa dei disperati. Gli stranieri trovati in via San Bartolomeo sono stati trasportati in caserma per essere identificati. Il fatto è stato reso noto al dirigente degli affari sociali del Comune e agli operatori della Asl. In molti sono pronti a scommettere che la scoperta di ieri altro non è che una piccola punta di un iceberg. A distanza di pochi giorni dall’omicidio di via Casali il fenomeno dell’immigrazione torna a battere duro su una delle problematiche più gravi che stanno interessando la città di Sezze. L’allarme ha passato ormai il testimone alla vera emergenza. Il sindaco Campoli si era fatto già promotore di un incontro con il Prefetto per chiedere la convocazione di Comitato della sicurezza dell’ordine pubblico. Servono risposte, occorre che dalle buone intenzioni si passi ai fatti e che le istituzioni capiscano l’emergenza di una città sommersa da persone disperate, che fuggono da uno stato di povertà per trovare lidi più felici, ma che nella maggior parte dei casi non trovano mai.
Alessandro Mattei (09/11/2007)
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