BLIZ delle Guardie provinciali che ieri
mattina, poco dopo le 11 hanno raggiunto
Sezze per una verifica sulla natura e la
sussistenza di scarichi fognari in via del
Guglietto. Da via del Guglietto si apre un
scenario unico e lo sguardo può spaziare
sull’intera pianura pontina, senza trovare
ostacoli e, nelle giornate terse, le isole
sembrano ad un passo, ma
sotto le antiche mura medievali
si sente il fragore delle
fogne che scorrono ed il fetore,
con il caldo, nella piazza
della Cattedrale romanica
è avvilente.
Le Guardie provinciali hanno effettuato
un censimento sul numero degli scarichi a
cielo aperto che, non essendo allacciati alla
rete fognante, vengono incanalati attraverso
antiche tubature in ferro, lungo le pendici
della collina e, grazie ad alcuni interstizi
naturali, della parete rocciosa, confluiscono
assieme alle acque meteoriche nel
fosso Brivolco. Da alcuni mesi infatti, la
Procura di Latina, attraverso il pubblico
ministero Giuseppe Miliano, avrebbe avviato
una complessa indagine grazie ai dati
raccolti dal corpo di Polizia provinciale
guidato dal colonnello Attilio Novelli.
Nel febbraio scorso fu proprio Novelli a
verificare e contestare alcune gravi e reiterate
difformità in ordine al depuratore dei
Casali. L’indagine fece
emergere anche la sussistenza
di alcune frane in via
Fontana dell’Oro a ridosso
del collettore fognario di
Crocemoschitto che in alcune
zone si presentava come una vera
fogna a cielo aperto, con liquami e scarichi
urbani a fare da cornice al bosco dell’antica
e deturpata vallata martoriata dai cedimenti
franosi.
Ma la verifica, a cui le guardie provinciali
hanno sottoposto il territorio, potrebbe riguardare
anche la presenza costante di
scarichi di abitazioni private che interesserebbero
i terreni sui quali sono poggiate le
antiche mura poligonali di Sezze. Oggi
abbandonate ai rovi ed all’incuria. La verifica,
compiuta insieme alle forze dell’ordine
territoriali, lascia prevedere che l’indagine
avviata sulla vicenda, generata dall’assenza
di una rete fognante che salvasse
dal grave rischio d’inquinamento il Fosso
Brivolco, potrebbe oggi arrivare a delle
conclusioni. Sul fronte del dato ambientale,
resta la mancata verifica, da parte delle
amministrazioni che si sono succedute negli
anni, su come venisse tutelato non solo
il territorio circostante ma anche la salubrità
delle acque che dal lago di Ninfa in poi
fino al laghetti dei Gricilli, mette in connessione
un sistema idrico, ricco di acque
potabili e termali, mai sufficientemente
tutelato né adeguatamente sfruttato per fini
turistici attraverso una attenta e complessiva
programmazione di sviluppo ecocompatibile
delle economie territoriali.
Si perde così una grande chance dando
spazio al degrado ed all’inquinamento.
Elisa Fiore (20/06/2009)
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