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Santia come Veltroni, terremoto nel Pd
Il segretario si è dimesso dopo le primarie di domenica

| (cristian santia)
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«Una persona seria in questi casi non può fare altrimenti, deve rimettere il proprio mandato. Quando viene meno la fiducia da parte dei dirigenti del partito è giusto mettersi da parte per il bene stesso del partito, per evitare scissioni». Santia è come Veltroni, spiazza tutti e dopo le primarie interne che lo hanno visto “sconfitto” nei confronti di Enzo Eramo lascia la guida del Partito Democratico di Sezze, o meglio di quella fusione a freddo tra ex Ds ed ex Margherita che fatìca a crescere e a svilupparsi in città e altrove. Cristian Santia ha consegnato lunedì sera le sue dimissioni nelle mani del presidente del Pd setino, Anna Teresa De Renzi, altra “sconfitta” nelle primarie di domenica scorsa. E lo ha fatto con due righe, semplici, e senza giri di parole. Santia, eletto segretario per acclamazione lo scorso anno, ha cercato di costruire un partito che, ancora in fase embrionale, è già pieno zeppo di correnti e di anime. «Un contenitore ancora vuoto» come ha detto ieri l’ex segretario e che va «riempito soprattutto di valori». Cristian Santia se ne va accostando la porta, senza sbatterla come forse avrebbe fatto qualcun altro nella sua stessa situazione. Ha imparato nel corso della sua lunga gavetta, sia come dirigente di partito che come consigliere (nel Pds, nei Ds e poi nel Pd come leader) che bisogna rispettare sempre le scelte del partito. «Non ho vissuto l’esperienza del Pci - dice Santia – ma le figure storiche di Sezze mi hanno insegnato che occorre capire quando mettersi da parte e rispettare le decisioni prese. Questo era il momento giusto». Da politico oramai navigato Santia auspica «che il suo successore sia una persona che sappia evitare divisioni interne e sia garante di ogni decisione». E’ inutile però girarci troppo intorno: le primarie di domenica scorsa, dove Santia ha ottenuto 16 voti rispetto ai 26 di Eramo, l’ex segretario le ha viste come una sfiducia personale. E un politico che gioca a visto scoperto qual è non poteva non prenderne atto. Anche se Santia spera vivamente che «non ci sia più un partito di amministratori e uno di dirigenti e militanti» quello che esce fuori è un Pd diviso alla radice e privo di una leadership in grado di rianimare quello che a tutti i livelli appare come un moribondo movimento senza identità. Si diceva Santia come Veltroni, ma bisogna vedere se a Sezze esista un Franceschini o una persona disposta ad accollarsi le responsabilità di una campagna elettorale tutta in salita e un partito che, come ha detto Santia a bassa voce, «da una parte ti spinge a metterti in gioco e poi ti crea l’agguato». Una cosa è certa: il terremoto dentro il Pd di Sezze è appena iniziato e dubitiamo che l’ex segretario Santia sia l’unico a pagarne le conseguenze. Anche perché non ha lui tutte le colpe.
Alessandro Mattei (05/03/2009)
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