Le condizioni della Chiesa di Santa Paresceve di Sezze si fanno sempre più gravi. La più antica chiesa della città rischia di crollare e va subito messa in sicurezza. Recentemente il dirigente del settore Polizia Locale Lidano Caldarozzi aveva emesso una ordinanza per chiedere un sopralluogo perché il tetto, il cornicione e l’intonaco che, come già accaduto, rischiano di venire giù e di investire i passanti. La chiesa, infatti, è ubicata in Piazza Porta Pascibella ed è circondata da un marciapiede frequentato. Per i gravissimi problemi strutturali, il Comune di Sezze aveva dato incarico ad una ditta ad intervenire, la quale però ha rifiutato l’incarico per impegni lavorativi preesistenti. Adesso, visto il peggioramento dell’antico edificio e considerata l’urgenza di intervenire, l’Ufficio Tecnico ha emesso una nuova ordinanza nella quale si chiede al rettore della Rettore della Chiesa di S. Bartolomeo, don Raffaele D'Elia, di predisporre immediati interventi volti all’eliminazione del pericolo, in particolare quelli derivati dalla caduta dall’alto degli elementi costruttivi dell’edificio quali tegole, intonaco e cornicione.
Alla Parrocchia Santa Lucia l’Ente comunale ha ordinato anche di effettuare urgentemente «indagini diagnostiche preliminari» e presentare al Comune ed alla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio una dettagliata proposta progettuale di consolidamento e restauro conservativo dell’immobile. A preoccupare il dirigente di settore non è solo il tetto della chiesa ma l’intero stabile in quanto, nel perimetro della chiesa, si sono aperte delle crepe che potrebbero far presumere un distacco della struttura dalle fondamenta.
Le condizioni dell’edificio di culto Santa Paresceve sta destando tanti contrasti. Di recente la chiesa è stata oggetto della polemica tra l’amministrazione comunale e la Regione Lazio, dopo il taglio che la Giunta Polverini - hanno sostenuto gli amministratori setini – ha fatto ai finanziamenti precedentemente ottenuti dal Comune di Sezze proprio per ristrutturare il luogo di culto setino. Adesso il Comune corre ai ripari investendo della problematica la diocesi stessa, perché l’immobile risalente al XI secolo dovrebbe appartenere al FEC, Fondo Edifici di Culto.
Alessandro Mattei (30/11/2010)
|