Il prossimo 19 aprile la città si appresta a festeggiare la 40esima edizione della Sagra del Carciofo di Sezze. Il fatto è che di carciofi locali ce ne saranno veramente pochi, come d’altronde sta accadendo dalla metà degli anni Ottanta. Il lento declino della produzione locale oggi spaventa se pensiamo che la pianura di Sezze è passata dai 1200 ettari di terreno coltivati in carciofi negli anni Settanta alle briciole odierne: stiamo parlando di nemmeno 150 ettari di terreno. A presentare i dati è il presidente della Colidiretti di Sezze, Vittorio Del Duca. «Nel 1970, anno della I Sagra, il Comune di Sezze vantava con orgoglio 1100 ettari di terreno investiti a carciofi che contribuivano all’economia agricola del paese con una produzione lorda vendibile del 50%. (Dati ISTAT). Le ricadute sul sistema economico - afferma Del Duca - erano notevoli e tutte importantissime, tanto da confermare ogni anno l’antico detto che “ co le carciòffele ci si fào le spòse. Tanta ricchezza però, anziché essere amministrata con oculatezza e lungimiranza, fu lasciata che andasse per forza d’inerzia». Questo confermerebbe la scarsità dei prodotti locali all’evento, incentrato oramai su altri aspetti. Il Carciofo setino, quindi, non sarà il protagonista assoluto della manifestazione, poiché i dati in possesso parlano chiaro e l’altissima richiesta del prodotto setino durante la Sagra non corrisponde alle esigenze di mercato. «Le superfici a carciofo si mantennero pressoché costanti sino al 1978 – aggiunge il presidente della Coldiretti - con un picco massimo nel 1973 quando oltrepassarono i 1200 ettari ma nel 1979, dopo due annate negative, si registrò una brusca riduzione e le superfici si dimezzarono passando a soli 570 ettari. Vi fu un leggero recupero nell’anno successivo (600 ettari) per poi scendere gradualmente sotto i 450 ettari nel 1984. Da allora la coltura subì anno dopo anno, un lento ed inesorabile declino ed oggi si stima che non si raggiungano i 150 ettari. A nulla - continua -valsero i tentativi di risollevarne le sorti, come il riconoscimento di specie protetta dalla Comunità Europea con il marchio IGP». Del Duca sottolinea il fatto che la I Sagra del carciofo, intesa come promozione del prodotto, non fu ideata né dalle organizzazioni agricole né tantomeno dal Comune, ma dal Circolo Culturale Corradini, sull’esempio di Cerveteri e Ladispoli. Ci fu comunque terreno fertile da parte dell’allora amministrazione, ma determinante fu l’apporto delle Cooperative agricole locali e dei loro Presidenti.
Alessandro Mattei (08/04/2009)
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