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Sagra autocritica
«Ignorati i produttori, agricoltura messa all’angolo»
Autocritica. La
XLI Sagra del Carciofo di
Sezze, a poche ore dal suo
inizio, rischia già di essere
ricordata solo con questo
aggettivo e non per ciò
che riuscirà a offrire.
Lo sforzo da parte dell'amministrazione
nel realizzare
una Sagra capace
di proporre il lato migliore
di Sezze ai numerosi
turisti che domenica affolleranno
le strade cittadine,
sia chiaro, è enorme. Ma è
uno sforzo «viziato» da
certi modi di fare politica
che poco rispecchiano «la
partecipazione democratica
posta come principio di
base con cui questa maggioranza
chiese e ottenne
il consenso popolare degli
elettori».
A sostenerlo è Vittorio
Del Duca presidente della
sezione Coldiretti di Sezze.
Una riflessione amara
legata anche - ma non solo
- alle modalità con cui è
stata organizzata la Sagra
del Carciofo.
«Per la maggioranza
sembra che la partecipazione
sia divenuta uno
strumento pericoloso e
come tale da evitare: così
le risorse umane con cui
interagire nell'interesse
del paese vengono sistematicamente
ignorate».
E’ più facile, secondo Del
Duca, gestire in maniera
autocratica il tutto «senza
che alcuno possa portare
proposte migliorative o
alternative che potrebbero
correggere un certo modus
operandi. In questi
casi diventa utile ignorare
che esistono le organizzazioni
dei produttori, diventano
utili i comunicati
stampa per raccontare le
cose che si fanno, senza
assumersi la responsabilità
di un governo vero per
l'agricoltura e il territorio,
diventa funzionale l'abitudine
di prospettare il mezzo
come fine o di far
passare uno strumento come
progetto».
Sul banco d'accusa Del
Duca porta un modo di
fare politica incapace di
guardare realmente alle
problematiche dell'agricoltura.
Un ragionamento
a 360 gradi che parte dallo
sperpero di denaro pubblico
nei vari progetti comunitari
per arrivare alla
gestione della Sagra del
Carciofo, valvola di sfogo
per l'agricoltura setina.
«Il Comune di Sezze
stanzia solo 50 mila euro
per l'agricoltura (di cui 35
mila per la Sagra del Carciofo)
invocando le difficoltà
di bilancio che pure
ci sono; un'inezia che ci
siamo sforzati persino di
capire, ma tutto ci risulta
incomprensibile quando
con la stessa somma (50
mila euro) i nostri amministratori
coprono a malapena
il consumo dei 27
cellulari, che si sono regalati
a spese della collettività,
per svolgere illuminati
servizi ai cittadini oltre
a grandi progetti da
diversi milioni di euro,
come l'ecomostro dell'Anfiteatro,
inutile e dannoso
oltre che devastante
per l'ambiente. Sono milioni
di euro che se investiti
per l'agricoltura e il
territorio avrebbero avuto
un ritorno inimmaginabile
per la collettività in
termini di occupazione e
crescita economica».
Alessandro Di Norma (14/04/2010)
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