Mentre il fuoco riprende a
bruciare sull’altura di Monte
Trevi, i carabinieri arrestano
un operaio sorpreso ad appiccare
un incendio a Sezze Scalo.
Le manette sono scattate attorno
ai polsi di Virgilio Casale,
66 anni di Roccasecca dei
Volsci. L’uomo, già condannato
nel 1995 per lo stesso reato,
viene considerato dagli inquirenti
come un piromane senza
un movente specifico. Dare alle
fiamme appagherebbe soltanto
un suo insano desiderio:
quello di vedere ardere la vegetazione.
L’operaio è stato notato in via
Sicilia da un passante, alle
13.30 di ieri. Era a bordo di
un’automobile che si è fermata
lungo la strada che porta a
Monticchio, località di Sermoneta.
Sceso dalla vettura, si
sarebbe accovacciato di fianco
alla stessa per accumulare foglie
e sterpaglie. A questo punto
avrebbe appiccato il fuoco,
allontanandosi immediatamente.
Il testimone ha allertato
il 112 e una pattuglia impegnata
nei controlli predisposto
dall’Arma, per prevenire il fenomeno
estivo degli incendi, si
è subito precipitata sul posto.
Le ricerche, condotte dai militari
di Sezze, coordinati dal
maresciallo Michele Carfora
Lettieri, con la collaborazione
della centrale operativa di Latina,
hanno consentito di fermare
il piromane che, dopo
poche ore, era tornato in via
Sicilia per «ammirare» lo
scempio. Casale, vistosi scoperto,
non ha opposto alcuna
reazione all’arresto. Oggi sarà
processato per direttissima.
Il rogo da lui provocato è
stato spento dai Vigili del fuoco
nel giro di due ore. Nello
stesso lasso di tempo via Bari
è stata interdetta al traffico veicolare
per consentire le operazioni
della squadra antincendio.
Dall’inizio del mese, solo nel
comune di Sezze, gli incendi
dolosi hanno mandato in fumo
una sessantina di ettari di macchia
mediterranea. Al momento
non è dato sapere se al
66enne arrestato ieri possa essere
attribuita anche la paternità
di altri incendi avvenuti nel
comprensorio. I suoi familiari,
nel momento in cui sono stati
informati del motivo dell’arresto
del loro congiunto, non si
sono mostrati per nulla sorpresi.
Ma intanto a Sezze resta alta
la tensione.
Tre giorni e due notti di fuoco
a Monte Trevi levano il sonno,
nonostante la notizia dell’arresto.
La bella collina di Sezze
ormai è un ricordo: il panorama
è desolante. La macchia
continua ad ardere. Le squadre
antincendio intervengono, le
fiamme si spengono e poi...
misteriosamente riprendono
vita. Sarà colpa del venticello
che a tratti sembra allentare la
morsa del caldo. Sarà colpa
della sfrontatezza dei piromani
- perché oltre a quello fermato
dai carabinieri potrebbero essercene
altri in circolazione -
che, in sordina, riescono a
sfuggire ai pattugliamenti della
Forestale e delle altre forze
dell’ordine impegnate sul territorio.
Anche la notte scorsa
gli abitanti di Monte Trevi si
sono dovuti alzare dal letto per
salvare le proprie abitazioni.
Tutti in piedi con gli idranti in
mano per bagnare piante ed
alberi al fine di
arginare il pericolo
sempre
più imminente.
Il fumo, la fuliggine,
l’odore
di bruciato, il
calore costituiscono
gli elementi
del disagio
più immediato.
Il danno
ambientale fa
parte di un bilancio che in
questa fase sembra essere trascurato.
Si guarda di più alla
paura. Le case da domenica
pomeriggio non vengono mai
lasciate vuote. Non si va al
mare e si fa a turno, tra moglie
e marito, per custodire costantemente
il riparo della famiglia.
Dopo due notti insonni,
ieri, il fuoco (nuovo) è arrivato
da un’altra sponda. E’ partito
proprio da sotto l’abitazione
del comandante della Polizia
municipale di Sezze, Lidano
Caldarozzi, anche lui impegnato
da domenica in un’attività
di volontariato antincendio
oltre che sul fronte dell’ordine
pubblico. Si lavora a ritmi
L’INTERVENTO
«Incendi, l’unico ostacolo è l’istituzione del catasto»
estenuanti che coinvolgono
anche i carabinieri della stazione
di via Roccagorga, guidata
dal maresciallo Carfora
Lettieri. Una pattuglia va, l’altra
arriva. L’obiettivo è solo
uno: monitorare la zona nella
speranza di individuare il malfattore.
E proprio ieri, anche se
lontano da Monte Trevi, uno lo
hanno assicurato alla giustizia.
Intanto lungo le strade i lampioni
cedono al calore delle
fiamme; lambiti anche i ripetitori
della Rai. Lunedì, infatti, si
è reso indispensabile l’intervento
di tecnici, ma anche loro
sono rimasti bloccati dalle
fiamme. Monte Trevi è davvero
irriconoscibile. Ci sono i
mezzi della Protezione civile,
quelli dei Vigili del fuoco -
soltanto ieri il distaccamento
di Latina ne ha inviati tre, più
un’autobotte - e si guarda verso
il cielo in attesa dei velivoli
provenienti da Roma. Il coordinamento
regionale non ne ha
più a disposizione. L’emergenza
non è solo lepina: ieri nuovi
incendi sono stati registrati anche
a Campoleone, Lenola e
Itri. E purtroppo non è anche
solo pontina. Il Lazio e le Marche
sono le regioni più colpite
del centro Italia.
Rita Cammarone (25/07/2007)
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