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«La droga non aiuta scrivere
canzoni!». Ad affermarlo è il
cantautore Gianluca Grignani
che in una intervista a
360 gradi rilasciata alla rivista
Vanity Fair racconta il suo
passato (presente?) di consumatore
di cocaina. L’Italia si
accorse di lui nel 1994 quando
debuttò a Sanremo nella
categoria giovani con l’indimenticabile
«La mia storia tra
le dita». Una canzone semplice
di soli tre accordi ma con
una melodia magnetica. Il suo
primo album riscosse un immediato
successo
(2 milioni
di copie
ve ndut e)
che però
non venne
confermato
negli anni
a venire.
Poi la
svolta
rock di
«La Fabbrica
di
plastica» e da lì un lento e
inesorabile oblio, intervallato
qua e là da qualche fugace
apparizione nella hit parade.
Nel 2007 viene coinvolto in
una brutta storia di traffico di
stupefacenti. L’indagine viene
chiamata, guarda un po’,
«Operazione paradiso» in
onore forse ad una sua celebre
ballata, «Destinazione paradiso
». Il 2008 dovrebbe essere
l’anno del suo rilancio,
complice anche la
partecipazione a Sanremo,
ma intanto il
cantante milanese trova
il coraggio di mettersi
a nudo e svelare il
suo personale rapporto
con la cocaina. «A far
uso di cocaina ho cominciato
da ragazzo.
Perchè lo facevano gli
altri, per divertimento,
e soprattutto per la voglia
di provare. Mi è
sempre piaciuto provare
di tutto, e l'ho fatto.
E non parlo solo di
droghe. Vale per il cibo:
in India, ho mangiato
le formiche e i
grilli fritti. Mi sono fermato
solo di fronte al cervello di
scimmia, che mi hanno servito
a tavola in Thailandia. Vale
per gli sport estremi che pratico,
come lo sci-alpinismo».
Poi l'ammissione: «La cocaina
è un errore tremendo, una
stronzata ».
A un anno di distanza da quell'episodio,
Grignani sembra
essersi risollevato: ha finito di
lavorare al nuovo cd e si prepara
all'avventura sanremese.
«Chiariamo - continua - : non
sono un consumatore abituale.
La cocaina distorce la percezione
reale delle cose. Pensi
che ti faccia stare meglio e,
invece, amplifica i tuoi problemi,
te li fa sembrare insormontabili
». Meglio tardi che mai.
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