L'anfiteatro di Sezze
condannato ad entrare nel
guinness dei primati delle
opere incompiute.
E' quello che da un po' di
stagioni iniziano a chiedersi
impensieriti i cittadini di
Sezze, ai quali, vale la pena
ricordarlo, è stato sottratto
un pezzo di storia, per far
spazio, a quello che alcuni
esponenti politici del movimento
di Iniziativa Sociale
hanno sagacemente intitolato
«l'ecomostro setino».
Infatti da ormai quattro anni
la cavea e le garadinate di
un anfiteatro naturale, progetatto
per accogliere i primi
spettatori della Sacra rappresntazione
di Cristo. Progettato
con idee chiare a
riguardo di ciò che significasse
in periodi di magra, e
di onestà intellettuale, pensare
di utlizzare un declivio
naturale per farvi sorgere
una gradinata, davanti ad
una collina sormontata da
tre croci, per ricordare, nel
tempo, il calvario di Cristo,
avendo bene in mente il teatro
greco di Siracusa, le sonorità
e gli echi di Dioniso.
Così il progetto Piacentini-
Aschieri-Aiuti prese forma e
decine di generazioni hanno
visto la loro prima Sacra
rappresentazione proprio lì,
poi manifestazioni più prosaiche,
concerti all'aperto
per feste organizzate per lo
più da una sola parte politica,
hanno goduto della stupenda
veduta. Dalle alte colline
la pianura pontina, poi
le Isole Ponziane il promontorio
del Circeo e quello di
Terracina, una veduta mozzafiato,
di cui gode solo Sezze.
Ma persone molto intelligenti
devono aver pensato
che quelle gradinate che potevano
essere riparate con un
progetto semplice di bio-architettura
ad un costo esiguo
e tutto sommato contenuto
nel tempo come nei costi,
non potesse andare bene. Si
è deciso per il peggio. Una
colata di cemento su due
piani, pensando ad uno stadio,
al calcio, chissà, all'ora
d'aria di un carcerato. E presuntamente
con i soldi della
Comunità Europea si è sventrata
una montagna e si mantengono
a giorni alterni, tre
operai dentro un cantiere interminabile,
che ha devastato
le gradinate, azzerato i
posti a sedere riducendoli da
12.000 a meno di 2.000.
«Oggi l'Anfiteatro di Sezze
non esiste più. E' un ricordo
che continua a vivere solo in
qualche fotografia e nella
mente di chi lo ha visitato.
La monumentale struttura è
stata rasa al suolo dalle ruspe.
Al suo posto, in una
collina ormai definitivamente
devastata, sta sorgendo un
ecomostro. Accantonato il
progetto dell'Apt, che non si
sa che fine abbia fatto, si sta
realizzando un nuovo progetto,
che nella tabellonistica
si è voluto forzatamente
indicare come di ‘ristrutturazione’
». Scrivevano gli
aderenti ad IS otto mesi fa
interrogando se fosse stato
rispettato l'iter procedurale,
e se vi fossero i nulla osta
della Sovrintendenza ai Beni
Architettonici ed Ambientali,
le perizie Idrogeologiche?
E per quale motiv
fosse stato accantonato il
progetto predisposto dall'Apt
nonostante fosse a minor
costo e impatto. Entrando
poi nel merito dei finanziamenti
visto che non v'è
traccia del rendiconto delle
spese e della loro congruità
mentre i lavori che dovevano
terminare entro il 12.06.06,
sono tutt'ora in corso. «Le
spese per le opere pubbliche,
ritenute sovradimensionate,
riferendosi ai lavori
dell'Anfiteatro, dall'allora
commissario prefettizio
Leopoldo Falco. Non hanno
ancora chiarito come sa stata
ottenuta la copertura finanziaria.
E se si tratta di un
progetto finanziato attraverso
il DOCUP per un importo,
a quanto pare, di oltre
1.100.000 Euro, cosa è successo?
Come è stato possibile
indebitare il Comune per
un progetto interamente finanziato
dalla Comunità
Europea? Che fine ha fatto
questo fiume di denaro? E'
stato ingoiato dalla voragine
aperta dove era l'Anfiteatro?
Ormai triplicati i finanziamenti,
è tutto regolare? Era
anche previsto che gli stessi
triplicassero?».
Domande a cui ogni sezzese
chiede una risposta.
Elisa Fiore (07/07/2008)
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