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“…nelle zone bombardate, migliaia di bambini sono stati spinti dai genitori dentro gli aerei di salvataggio, per sottrarli al rischio della morte.
Cerco, a occhi chiusi, di sentire le grida di quel momento. I bombardamenti sempre più vicini, i pianti dei bambini, le grida dei genitori…[.] occhi grandi che aspettano qualcosa, sofferenza che piagano i visi, malformazione che stravolgono i piccoli corpi”
Sono brani agghiaccianti e commoventi tratti da “Forse Dio è malato. Diario di un viaggio africano” di Walter Veltroni. Il titolo riprende una desolata e dolente frase di Padre Alex Zanottelli davanti ad una discarica vicino Nairobi dove migliaia di persone frugano tra i rifiuti in cerca di qualcosa da mangiare.
“Forse Dio è malato” (ed. Rizzoli, pag. 135, Euro 7,50) è un diario, come recita il sottotitolo, di un viaggio africano per questo libro Ettore Scola realizzò un montaggio fotografico per accompagnarne la presentazione.
E, da Franco Brogi Taviani, n’è stato tratto un film documentario.
L’Africa di cui scrive Walter Veltroni non è l’Africa delle splendide e lussuose ville di Malindi, non è l’Africa del cielo terso, della nostalgia vacanziera, del “mal d’Africa” che assale il turista danaroso è privilegiato i cui firmatissimi occhiali da sole servono, più che a schermare dagli accecanti raggi solari, a nascondere a se stessi la visione di quella terribile realtà. La realtà di un continente dalla povertà mortale, dall’ Aids dilagante, che – come scrive, Francesca Sanvitale sull’ Unità – “in Africa sta ingoiando intere generazioni e dilagherà attraverso irrisori confini. Non si tratta di problemi “altrui”. La democrazia, lo dicono le moltissime associazioni umanitarie laiche e religiose, deve costituirsi intorno a temi generali che sono anche propri, e costituire una nuova scala di valori nella quale dovrebbe essere facile riconoscerci”.
Il viaggio descritto nel libro dell’attuale sindaco di Roma è un viaggio nell’Africa dimenticata, quella delle bidonville sommerse dai rifiuti, dall’epidemia di Aids, della violenza indiscriminata, dell’infanzia distrutta dalla malnutrizione, delle malattie e delle droghe. Il libro è una testimonianza, indignata e sgomenta, “di un viaggio all’inferno: un inferno senza redenzione, se non fosse per l’opera di volontari, laici e religiosi, missionari e membri di associazioni non governative, che tengono viva, contro ogni logica, la luce della speranza. Questo libro è insieme un tributo a quella speranza e agli uomini e alle donne che l’alimentano e una riflessione politica sulle storture della globalizzazione e le responsabilità dell’Occidente”.
In una intervista a margine di una presentazione Veltroni affermò: “ …Diventa evidente come la politica non possa ridursi alla cinica gestione del quotidiano. Alla politica da sempre si chiedono due cose: buona amministrazione e valori. Mi piacerebbe che la sinistra facesse risplendere la sua visione del mondo e delle cose”.
Coracraus@libero.it
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