Un ufficio postale da terzo
mondo. E’ così che Salvatore
Ficaccia della Confcommercio
ha definito, in una lettera aperta
al sindaco, i
locali che ospitano
l’agenzia di
Sezze centro. E
come dargli torto?
«Non conosco
integralmente
il contenuto
della lettera e di
eventuali altre
iniziative di
Campoli, ma pur
avendo apprezzato
la celerità
della richiesta,
chiedo al sindaco
se, nella sua
missiva ha ‘approfittato’
per inserire una richiesta
d’intervento urgente
anche per l’ufficio postale di
Sezze centro, che può essere,
paragonato, senza ombra di
smentita, a un ufficio postale
del terzo mondo».
Ficaccia traccia una rapida
mappatura dei luoghi e dei disagi:
«Affermare che sia inadeguato,
non rende l’idea, è un
ufficio di poco più di 20 metri
quadri per il pubblico, che si
riducono della
metà essendo
stati limitati dal
nastro per la privacy
degli utenti.
E’ del tutto
privo di sedie per
l’attesa e non
esistono display;
quindi, le persone
anziane, quelle
che più lo praticano,
sono costrette
a lunghe
ed estenuanti file
d’attesa. Inoltre
- fa notare Ficaccia
- ci tengo a ricordare che,
per accrescere la propria clientela,
Poste Italiane si pubblicizza
dicendo di essere ‘la più
grande banca d’Italia’. Qualora
i residenti di Sezze chiedessero
di prelevare presso il bancoposta
riceverebbero una paradossale
risposta: ‘non c’è’. E
non esiste nemmeno all’interno
dello stesso ufficio uno
sportello postamat. A volte -
conclude Ficaccia - per agevolare
gli utenti, basterebbero alcune
piccole accortezze. Se poi
l’amministrazione comunale
di Sezze, di concerto con Poste
italiane, si impegnassero a trovare
una nuova sede, volendo
esagerare, potremmo immaginare
un ufficio dove chi arriva
prende il proprio numero e,
nell’attesa, potersi sedere ed
aspettare il proprio turno».
Elisa Fiore (11/03/2009)
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