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Il libro è un’analisi storiografica ed antropologica delle primitive tipologie abitative del territorio compreso tra il mare ed i Monti Lepini, la paludosa pianura pontina. Emergono, tra le righe, le origini e l’evoluzione di quegli uomini che, dai primi del ‘900 del secolo scorso, da frequentatori stagionali, sono diventati gli abitanti di quelle zone, in seguito all’opera di bonifica. Tribù migratorie di buttari e carbonai, legnaioli, bovari e pecorai che, dai monti, scendevano a valle in inverno, per poi ritornarci all’inizio dell’estate, al fine di sfuggire alla malaria. Per rispondere all’esigenza di difendersi dalle intemperie, venivano costruite delle capanne (léstre), attraverso una variegata tipologia di tecniche. In realtà, nell’Italia degli anni Trenta del secolo appena trascorso, migliaia di persone vivevano in capanne sparse nelle campagne: Veneto, Puglia, Campania, Toscana, Sardegna (nel libro è presente un saggio di Giuseppina Atzori sulle dimore temporanee in questa regione). “L’architettura è condizionata dalla geografia”, non solo coinvolge il paesaggio, ma ne è espressione. Pietra, fango, stramma: è la natura circostante ad offrire il materiale, ma è la capacità di adattamento dell’uomo a plasmarlo. “Tipologie abitative” o, più propriamente, “luoghi dell’abitare”, costruzioni legate al loro uso. Dall’attenta analisi seguita dall’autore, infatti, ci si accorge quanto sia il territorio, con le sue contingenti determinazioni, a dettar legge e a stimolare l’acume umano nel ‘costruire’ spazi e ‘progettare’ aree. Nell’estetica di quelle abitazioni si ravvisano l’ingegno e la capacità di assecondare l’ancestrale bisogno di sopravvivenza. Questo significa, in altre parole, darsi una connotazione, non solo fisica e geografica, ma una identità di uomo: io sono ciò che faccio, io sono ciò di cui mi occupo (cacciatore, carciofaro, pastore, ranocchiaio). La tenacia e la durezza che hanno accompagnato tale processo evolutivo testimoniano l’impegno dell’uomo, tale da rendere onore alla sua intelligenza.
Il libro è una sorta di viaggio e, come tale, percorrendo il tragitto, ci si impregna degli usi, costumi, tradizioni, abitudini degli abitanti delle capanne.
Una ricerca storiografica che si sfoglia come un album di famiglia. E’ un libro da leggere ma soprattutto da guardare, visto il grande spazio riservato alle illustrazioni che, più di ogni parola, raccontano quella gente e quei luoghi. Il potere evocativo delle immagini è talmente forte perché si avvale di un’arma che altri strumenti del comunicare, forse, non potranno mai eguagliare. Una immagine è diretta. Attraverso la memoria fotografica raggiunge con immediatezza la sfera della nostalgia, del ricordo dimenticato, della familiarità.
Credo che il fascino di questo libro stia nel riuscire ad infondere l’interesse e l’amore di chi lo ha scritto, in chi lo legge. In fondo, è solo l’attaccamento alle proprie origini. Non cancellare il ricordo delle proprie radici, aiuta anche a capire chi si è oggi, nel presente.
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