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Piero Formicuccia svela i segreti della Sacra

Intervista al regista della Passione di Cristo


Piero Formicuccia

Se da oltre settanta anni la Passione di Sezze commuove ed emoziona una folla di persone che si riversa nelle viuzze della città, ci sarà pure un motivo. Un grande lavoro di regia e una macchina organizzativa straordinaria precede una rappresentazione che ancora oggi suscita suggestione e ricrea un’atmosfera magica e religiosa. Ci racconta cosa succede dietro le quinte Piero Formicuccia, direttore artistico della Passione di Cristo da quasi un trentennio. Nell’intervista ci parla anche dei momenti più difficili, dei retroscena e dei cambiamenti che ci sono stati nella messa in scena dell’imponente manifestazione del venerdì Santo. Non manca nemmeno uno sguardo al futuro e le aspettative per le successive edizioni.

Da quanti anni è il direttore artistico della passione di Cristo di Sezze e cosa la spinge a cimentarsi ogni anno in questa grande “fatica”?

« Questo è il 27° anno che curo la regia della Sacra Rappresentazione, ricordo ancora quando nel 1981, io avevo solo 25 anni, si presentarono a casa mia, Titta Giorgi e Vincenzo Mattei, allora amministratori del Comune, incaricati dal consiglio direttivo dell’associazione della Passione di Cristo, per propormi di assumere l’incarico di regista della Rappresentazione. Fu una cosa inaspettata ma emozionante. Certamente ogni anno è una grande fatica , ma la soddisfazione dei risultati, a tutti i livelli, supera senz’altro l’impegno di mesi e lo stressante lavoro degli ultimi giorni».

Cosa rende particolarmente suggestiva e ammirevole la Via Crucis che organizza a Sezze?

«Vorrei precisare che la nostra non è una Via Crucis ma la Rappresentazione della Passione di Cristo e come tale ripercorre artisticamente i momenti salienti della vita pubblica di Gesù fino alla sua Resurrezione. Lo spettatore è attratto anche dalla drammaticità e la veridicità di molte scene riguardanti la Passione, in questo trovo ammirevole l’impegno dei ragazzi e di quanti rappresentano queste scene, le donne, gli adulti e i componenti dei vari quadri artistici. I vari quadri trasmettono allo spettatore quelle emozioni forti tali da renderlo compartecipe alle scene a cui assiste, in questo sta l’effetto suggestivo che ancora oggi rivela la sacra rappresentazione».

Quali sono stati i momenti più difficili e quali invece quelli più belli che ricorda?

«La fine degli anni ottanta sono stati dei periodi un po’ critici per l’associazione e di conseguenza anche l’aspetto artistico fu un po’ sacrificato, l’associazione aveva bisogno di un rilancio e di un assetto diverso; questo c’è stato negli anni a seguire e senz’altro ho potuto lavorare con più tranquillità. I momenti belli sono stati tanti, ne accenno solo due: la rappresentazione a Roma in via della Conciliazione in occasione del Giubileo con più di 800 attori e la Rappresentazione tenutasi in occasione del Convegno dell’Europassione nel 2003 quando, dal palco delle autorità dove c’erano gli ospiti stranieri, dopo il quadro della Resurrezione, tutti si alzarono in piedi applaudendo ed il presidente dell’Europassione, congratulandosi con me, disse: “dopo Oberamergau, Sezze”. Fu senz’altro un attestazione ed un grande riconoscimento per il lavoro che insieme a me ed il presidente Magagnoli svolgono i consiglieri e collaboratori ogni anno»

Nel corso di questi anni è cambiato qualcosa nella messa in scena dell’evento?

«Pur attenendomi sempre all’impostazione storica e tradizionale della Rappresentazione, così come impostata dall’ideatore Filiberto Gigli, certamente nei diversi anni c’è stata l’esigenza di modificare le scene, renderle più adeguate ad una forma di rappresentatività che ponga al centro dell’attenzione dello spettatore l’effetto scenico complessivo : luci, colori, costumi e recitazione. Lo sforzo consiste nel trasmettere contenuti ed emozioni forti che stimolino la riflessione da parte di tutti, credenti e non credenti».

Per il futuro è auspicabile una Sacra rappresentazione di Cristo come veniva rappresentata molti anni fa nell’Anfiteatro setino, e con l’epilogo della crocifissione?

«L’associazione da anni sta lavorando per raggiungere questo obiettivo, già proposte in tal senso ci sono state agli inizi del duemila. Certamente il raggiungimento di questo obiettivo non dipende solo da noi, c’è bisogno anzitutto che nel Teatro Sacro vengano terminati i lavori e poi insieme ai vari enti si operi per la costituzione di un organismo capace di organizzare e gestire questo grande evento, insieme all’Associazione della Passione di Cristo, non solo in occasione del Venerdì Santo ma anche in altri periodi, così si può anche dar luogo ad un rilancio turistico con risvolti economici per molte attività del paese».

Avete avuto problemi di finanziamenti per questa edizione? Chi ha patrocinato l’evento artistico-religioso?

«I problemi economici ci sono sempre, per realizzare il programma che l’associazione delibera per la Sacra Rappresentazione si attivano tutta una serie di richieste ai vari enti ed istituzioni. Quest’anno, così come l’anno scorso, oltre agli enti storici che finanziano la Rappresentazione, Comune, Regione, Provincia, significativi sono stati i contributi di sponsor , di semplici cittadini, di operatori economici, di liberi professionisti. Questo è senz’altro un segno positivo perché comincia a passare il messaggio che questa manifestazione è un bene di tutti».

Cosa si aspetta per la Passione di quest’anno?

«L’introduzione di alcuni nuovi quadri, sempre nel rispetto della tradizione, mira ad arricchire ulteriormente l’evento artistico. E’ attraverso di essi, ben amalgamati con i quadri storici, che mi aspetto un successo ancora più significativo che dia una spinta definitiva alla consacrazione di questo importante evento come momento principe della scommessa culturale e turistica di questo nostro paese che, nonostante i problemi, può vantare storie e tradizioni invidiabili». Ringraziando il direttore artistico, Piero Formicuccia, ricordiamo il messaggio alla città che nel 1950 l’allora Presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, scrisse: “Che una così stupenda tradizione non venga mai interrotta, ma sia conservata a gloria di Sezze e decoro ed edificazione della nazione”. Un auspicio valido e attuale, suggerimento pieno di significato a distanza di mezzo secolo.



 Alessandro Mattei (01/05/2007)

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