Nelle scorse settimane
moltissime donne di Sezze
hanno ricevuto una comunicazione
da parte dell’azienda
sanitaria locale di Latina
che le invitava ad un programma
screening. In linea
con quanto si sta attuando in
altri Paesi europei, la Asl di
Latina, con il patrocinio della
Regione Lazio, ha avviato
un programma di prevenzione
del tumore del collo dell’utero
rivolto a tutte le donne
di età compresa tra i 25 ed
i 64 anni che risiedono nella
nostra provincia. L’invito
che è stato recapitato alle
donne setine era quello di
sottoporsi ad un pap test,
esame indispensabile per
un’efficace prevenzione del
tumore del collo dell’utero.
Si tratta di un esame semplice,
innocuo, non doloroso,
che, per promuovere la salute
dei cittadini, la Asl di
Latina esegue gratuitamente.
Si tratta, perciò, di un’iniziativa
meritoria, che tiene in
conto la salute delle donne e
che, soprattutto, punta alla
prevenzione piuttosto che alla
cura. Un’iniziativa meritoria
se non fosse per i tanti
problemi che si stanno verificando
presso l’ospedale
«San Carlo» di Sezze. Ieri
mattina una ventina di signore
setine non hanno potuto
sottoporsi a questo esame
gratuito per la mancanza del
personale addetto. Per alcune
di queste donne si tratta
del terzo tentativo per poter
effettuare l’esame, ma ogni
volta che si recano presso il
nosocomio setino ricevono
sempre la stessa risposta:
«L’esame non si può effettuare
per mancanza del personale
addetto». Il personale
in questione dovrebbe essere
fornito dal «programma
screening» dell’ospedale di
Terracina, non essendo più
competente il personale del
«San Carlo» di Sezze, che
negli anni scorsi aveva invece
puntualmente eseguito
l’esame.
Facile capire l’indignazione
delle oltre venti donne
che ieri mattina, per l’ennesima
volta, non hanno potuto
sottoporsi all’esame. Molte
di esse si sono rivolte direttamente
alla Asl e ad alcune
è stato consigliato di provare
a recarsi presso l’ospedale di
Latina per poter sottoporsi al
programma di screening.
L’indignazione è maggiore
per quelle donne che, per
sottoporsi all’esame non
hanno potuto recarsi nel proprio
posto di lavoro. Per loro
oltre alla beffa anche il danno
poichè il personale del
«San Carlo» non essendo
abilitato ad effettuare l’esame,
non è nemmeno abilitato
a rilasciare certificati che
possono giustificare l’assenza
delle donne dal posto di
lavoro.
Si tratta di una vicenda che
definire vergognosa è usare
un soffice eufenismo. Possibile
che anche le iniziative
più meritorie debbano essere
ridotte a buffonate?
Giovanni Rieti (05/04/2007)
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