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Il capro espiatorio un bellissimo, intenso romanzo di Paola Pica. Un libro “emotivamente” difficile da leggere dove emerge una prorompente carica autobiografica ed una forte sensibilità sociale.
“Il capro espiatorio” (Ed.Oleandro pagg. 64, Euro 8,00) è un romanzo a sfondo psicologico e, come tutti i libri ben scritti di questo vero e proprio “genere”, l’effetto specchio, per il lettore, si rivela un terreno fertile, ricco di spunti per mettere “ in asse” la propria immagine interiore. Il tutto, particolare non da poco, realizzato con una narrazione scorrevole, brillante, pervasa da un incisivo e sottile umorismo.
Al centro del romanzo c’è la drammatica anaffettività di una madre verso una troppo sensibile ed intelligente figlia.
Paola Pica, con l’escamotage letterario di una lunga seduta analitica di Elena, la protagonista, vero e proprio Alter-Ego dell’autrice, flaubertianamente inteso, srotola la fitta e complessa trama di rapporti familiari dove giganteggia - in positivo, la figura di un padre attento e sensibile, profondamente legato ai figli - in negativo, l’anaffettività di Serena, la madre. nei confronti di una figlia e di una soltanto: Elena. Una anaffettività, che, come malvagia essenza, permea tutto l’ambiente familiare, provocando ferite profonde nell’anima di Elena. Che neppure il perdono e la “razionale” comprensione del comportamento materno, molti anni dopo, riescono a rimarginare.
L’autrice sembra affermare - forse, con troppo pessimismo ed amarezza - che non si incontrerà mai più nella vita “un balsamo affettivo” capace se non proprio di chiudere le ferite, i timori, le ansie, l’imperituro rifiuto metabolizzato fino a trasformarsi in un “mattoncino” del proprio DNA, almeno di riaprire alla speranza di un sorriso vero, caldo, amoroso, proprio quello che la piccola Elena non aveva avuto e che dolorosamente ricorda: “avevo solo registrato il fatto che negli occhi di lei (mia madre) non avevo visto l’ombra del sorriso che vi trovavano i miei fratelli, anche in quei suoi momenti di spigolosità…. Ne vi avevo scorto un fondo di tenerezza, mentre mi allontanava da sé..”
Come abbiamo già scritto è un romanzo emotivamente difficile, ma che conquista, invita a riflettere su quanto incida nella vita di una persona, quanto pesi, quanto possa far sanguinare, “la qualità del gesto” sulla formazione di quella splendida e malleabile creta che è il divenire di un piccolo prezioso essere anche in assenza di grande tragedie, di eclatanti misfatti.
“Il capro espiatorio”, la prima opera di Paola Pica, al suo esordio fu definito un vero e proprio romanzo di “formazione psicologica”.
Di questa sensibile scrittrice romana che - più volte ha dichiarato di sentirsi latinense d’adozione, per i forti legami che ha intrecciato nella nostra terra - amiamo la sua mentalità spregiudicata, libera, spietata verso i convenzionalismi, i pregiudizi e le tradizioni ottuse di una società che gattopardescamente sembra mutare affinché nulla davvero cambi.
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