Il monumentale orologio
da torre di piazza IV Novembre
a Sezze è tornato a
funzionare.
Dopo anni di inattività, grazie
all’impegno preso dalla
nuova amministrazione comunale
del sindaco Andrea
Campoli ed in particolare dall’assessore
al Patrimonio Bruno
Cardarello e
dal consigliere
comunale Ernesto
Carlo Di
Pastina, l’orologio,
dopo gli
opportuni lavori
e in tempi
brevissimi, è
tornato da un
paio di giorni a
scandire il
tempo come
una volta dall’alto
dell’antico
palazzo della
Pretura e del
carcere mandamentale,
oggi
sede dell’ Antiquarium
comunale.
«Innegabile il
significato storico e sociale di
un pezzo di storia che rivive,
sia pure con i rintocchi della
campana dell’orologio, su
piazza dei Leoni, posta nel
cuore della città e che, purtroppo,
ha pure subito nel corso
degli anni pesanti trasformazioni,
che non si raccordano
affatto con l’antico tessuto
edilizio».
Così l’amministrazione comunale
setina ha salutato il
ritorno al funzionamento da
parte dell’orologio monumentale,
i cui rintocchi sono
stati programmati dalle 6 del
mattino fino alle 23.
Va detto che il monumentale
orologio da torre di piazza IV
Novembre risale alla fine del
XIX secolo, presumibilmente
venne installato nel 1884. Il
posto di allocazione, però,
non era quello in cui oggi lo
troviamo, infatti fu installato
nella parte sottostante. In seguito
ci si rese conto che i suoi
rintocchi non si sentivano in
tutto il paese, per questo venne
deciso di realizzare la torretta
sulla quale ancora oggi
spicca.
La scuola di arte setina, diretta
dal maestro Massimo
Gallelli (lo stesso che fu autore
del Monumento ai Caduti
nel parco della Rimembranza)
decorò l’orologio con diverse
formelle.
Quello che vediamo oggi,
però, non è
l’oro logio
originale, il
primo che
venne installato.
A
ricordare il
perché è il
poeta e profondo
conoscitore
della storia
di Sezze,
avvocato
Antonio
Campoli:
«E’ ancora viva nella mia memoria
quella mattina dell’aprile
del 1944 in cui i militari
della X Mas con i mitra fecero
scempio dell’orologio monumentale
riducendolo a pezzettini.
Alla ricostruzione del
quadrante - ricorda ancora
l’avvocato Campoli - pensò il
maestro Baratta, che realizzò
il quadrante come l’originale,
ovvero con le quattro stanghette
al posto della I e la V
per indicare il numero quattro
».
Giovanni Rieti (18/09/2007)
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