Lo avevano visto camminare
a passo veloce lungo
i binari in piena notte e
quando sono riusciti a fermarlo,
dal suo zaino, sono
spuntati cento
chili di rame.
Immediate
le manette
attorno
ai suoi polsi
per furto aggravato
ai
danni delle
Ferrovie dello
Stato. E’
questa la sintesi
dell’ultimo
arresto
nei confronti
di un cittadino
rumeno, 34 anni senza
fissa dimora, effettuato
dai carabinieri di Sezze,
l’altra notte. Ma cosa ci
facevano alla stazione ferroviaria
di Sezze Scalo i
militari del maresciallo
Michele Carfora Lettieri?
La risposta va ricercata in
un altro fatto di cronaca,
probabilmente legato al
rumeno con in spalla il
suo bottino di «oro rosso
», il metallo che negli
ultimi anni ha attirato l’attenzione
della malavita
organizzata e provocato
ingenti danni alla «Rfi»,
la società che gestisce gli
impianti. I carabinieri sono
arrivati alla stazione su
sollecitazione del gestore
del bar. L’antifurto del suo
esercizio, preso di mira
dai ladri almeno una decina
di volte negli ultimi tre
anni, era... finalmente
scattato. Immediata la
corsa fino al piazzale dello
scalo. Dunque la constatazione
di quello che
sarebbe potuto succedere
se il dispositivo di allarme
non fosse entrato in funzione.
I ladri avevano già
praticato un foro nella parete
esterna del locale,
dalla parte che dà verso i
binari. Un buco di circa un
metro quadrato. E mentre
i carabinieri effettuavano
il sopralluogo hanno notato
lo sconosciuto lungo la
strada ferrata, quando altri
tizi - stando alle testimonianze
raccolte sul posto
dagli uomini dell’Arma -,
cinque o sei in tutto, erano
già fuggiti. Sul possibile
collegamento tra il rumeno
arrestato e gli altri responsabili
del tentativo di
furto ai danni del bar della
stazione, stanno tuttora
indagando i carabinieri,
coordinati dal maggiore
Alessandro Sessa, comandante
della Compagnia di
Latina, e dal sostituto procuratore
Chiara Riva. Oggi,
intanto, il rumeno -
G.B. - sarà processato con
rito direttissimo per il furto
di rame. I carabinieri
sono riusciti a prenderlo
soltanto dopo mezzora di
appostamento. L’uomo,
accortosi di essere stato
notato, si era infatti nascosto
in mezzo all’erba alta
dei campi incolti. Complice
l’oscurità,
aveva
poi raggiunto
un
muro che,
una volta
scavalcato, gli
avrebbe
dato via
libera
lungo la
statale
156 dei
Monti Lepini.
Ma i
carabinieri
lo hanno
atteso
proprio lì
e lo hanno
fermato .
Sulle sue
spalle il
macigno ,
un bottino di cento chili
del metallo prezioso. Il
furto di rame, l’altra notte,
ha provocato danni alla
linea elettrica che alimenta
i treni. Fortunatamente
il disagio è stato abbastanza
limitato.
Giovanni Rieti (09/06/2007)
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