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Sono trascorsi esattamente venti anni, era il
mese di maggio del 1986, camminavo su un
sentiero dei Monti Lepini, sul bordo, tra l'erba,
per caso vidi un piccolo fiore colorato. Senza
fermarmi a guardare meglio, proseguii oltre,
poi però la curiosità mi spinse a tornare indietro. Posato
lo zaino a terra, mi sedetti proprio davanti al fiore. Ad
un'attenta osservazione, mi resi conto, con stupore,
dell'incredibile meraviglia, di forme e di colori,
concentrati nei pochi centimetri di quel piccolo
capolavoro vegetale. A quel tempo ancora non
fotografavo, ma ero, e lo sono tuttora, appassionato di
disegno, tirai fuori matita e colori, e realizzai allora un
veloce schizzo sul mio taccuino da campo,
ripromettendomi che sarei poi andato a ricercare il
nome di quella piccola pianta. Diversi giorni più tardi,
per caso, mi capitò tra le mani una guida sui Fiori
Spontanei, e nelle ultime pagine, ecco comparirne alcuni
simili a quello che avevo visto io, erano orchidee. La
sorpresa fu grande, anche perché fino ad allora avevo
sempre pensato che questi fiori, fossero presenti solo
nelle lussureggianti foreste umide e calde delle regioni
tropicali. Ancora oggi sono poche le persone che sanno
dell'esistenza delle orchidee nostrane, e quando parlo di
questi fiori, noto in loro la stessa meraviglia e lo stesso
stupore che provai io tanto tempo fa.
In realtà quella delle Orchidacee è una delle famiglie
vegetali più ricche di specie, ne sono state censite più di
20.000, riunite in circa 800 generi. Gran parte delle
orchidee sono inoltre in grado di formare ibridi, sia con
specie appartenenti allo stesso genere, sia addirittura
con specie di generi differenti, questo a causa della loro
elevata compatibilità genetica, che è un chiaro segno di
un'origine relativamente recente della famiglia
(comparsa tra i 2 e i 5 milioni di anni fa).
Ad eccezione dell'Antartide, esse sono presenti in tutti i
continenti, anche se sono più abbondanti nelle zone
tropicali. Questa famiglia è ben rappresentata anche
nelle regioni temperate del nostro pianeta, in Italia, ad
esempio, ne sono state contate più di un centinaio di
specie. Mentre ai tropici predominano le forme epifite,
ossia quelle che vivono sulle chiome degli alberi o sulle
biforcazioni dei rami, nelle nostre regioni esistono
esclusivamente orchidee geofite o terricole, che vivono
al suolo e hanno radici o tuberi come la maggior parte
delle piante che conosciamo. Le piante d'orchidee nostrane
hanno quasi sempre fiori di piccole dimensioni, e
un'altezza che generalmente non supera i pochi
centimetri (solo alcune specie raggiungono i 50-100
cm), e si trovano in diversi tipi di ambiente; alcune
vivono nelle praterie montane, altre in collina su prati
asciutti e sassosi, oppure in prati umidi e acquitrinosi.
Molte specie si trovano nei boschi di abeti o faggi, o nei
querceti caducifogli, altre nei cespuglieti più aridi delle
aree mediterranee. I fiori delle orchidee non hanno un
calice e una corolla, come la maggior parte degli altri
fiori, ma sono composti da sei parti chiamati sepali: tre
esterni e tre interni, tra questi ultimi si differenzia quello
mediano, chiamato labello che è il più caratteristico per
grandezza, colore e forma.
Le modalità di fecondazione di questi fiori sono tra le più
specializzate del Regno Vegetale, perché il polline,
riunito in piccole masserelle vischiose, è difficilmente
trasportabile dal vento, solo alcune specie d'insetti
(bombi, piccole mosche e vespe) riescono a farlo. Nelle
orchidee del genere Ophrys, ad esempio, l'evoluzione
biologica ha prodotto un meccanismo d'impollinazione,
veramente stupefacente. Il labello di questi fiori simula,
per colore, forma e disegni, l'addome delle femmine di
questi insetti, i maschi, ingannati dall'orchidea, nel
tentativo di accoppiarsi, si caricano così delle masse
polliniche, che poi trasportano su altri fiori. Ma l'inganno
non si limita solo all'aspetto, il fiore infatti produce
anche una sostanza odorosa (feromone), simile a quella
prodotta dalle femmine degli insetti, che serve ad
attrarre i maschi. Avvenuta la fecondazione, la diffusione
delle orchidee è affidata ai loro numerosi semi, piccoli
come granelli di sabbia, che una volta maturi vengono
trasportati dal vento e dall'acqua e possono germinare
solo se si verificano particolari condizioni. In queste
piante, infatti, lo sviluppo dell'embrione contenuto nel
seme, è piuttosto problematico, perché essi sono quasi
totalmente privi di sostanze nutritive. La germinazione
del seme si verifica solo se si instaurano rapporti di
simbiosi con alcuni funghi presenti nel suolo che
procurano così loro le sostanze necessarie.
Sui Monti Lepini sono state censite circa una
cinquantina di specie di orchidee, le più belle e
particolari, sono sicuramente quelle del genere Orchis e
Ophrys, e tra queste, l'Ophrys lacaitae è la più rara;
endemica della Sicilia e dell'Italia centro-meridionale,
sui Lepini trova il limite nord del suo areale. In passato,
da alcune orchidee, si ricavava una sorta di farina
alimentare chiamata "salep", ottenuta macinando
finemente i tuberi di queste piante; essa era rinomata
soprattutto in oriente, pagata a caro prezzo, era
impiegata come energetico e come ricostituente
generale. Per secoli, invece, in alcuni paesi
angolosassoni, queste piante sono state associate
all'amore e alla riproduzione, e sino a poco tempo fa
erano addirittura impiegate come pozioni d'amore.
Oggi, cadute in disuso queste pratiche, le orchidee sono
piante protette, il modo migliore per conoscerle, è
andare a ricercarle nei loro ambienti naturali, senza
raccoglierle, ma magari fotografandole o divertendosi a
disegnarle. Pochi giorni fa, ho riaperto uno dei miei
taccuini da campo, in data 25.5.1986, tra varie
annotazioni, ho rivisto il disegno della mia "prima
orchidea", era una Ophrys apifera. Proprio ieri, sono
ripassato su quel sentiero, sul bordo, tra l'erba, più o
meno nello stesso punto, c'era una bella Ophrys apifera,
è stato come rivedere una cara amica, mi piace pensare
che sia la stessa…
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