Irrompe nell’abitazione in cui da pochi
giorni viveva la moglie, afferra un coltello
e la colpisce due volte al petto infliggendole
ferite mortali.
L’istantanea dei fatti avvenuti alle 11 e
45 in via Collemeso nel
quartiere Casali di Sezze, è
tutta qui. Un raptus, un gesto
assurdo di una follia ancora
più inspiegabile. Un giallo
reso ancora più incomprensibile
dai fatti immediatamente
successivi. Lui, il
33enne rumeno conosciuto
da tutti come Pietro (il cognome
è lo stesso della vittima),
dopo aver colpito a
morte Simona Marcu, la
donna da cui aveva avuto un
figlio da pochi mesi «rimasto
in Romania» diranno i vicini
di casa, è corso all’esterno,
ha percorso almeno 500 metri
prima di arrivare, braccato
dai carabinieri, nei pressi di
un ponticello. E’ qui che lo
hanno trovato sanguinante
ed in fin di vita i militari della
stazione locale allertati dai
vicini di casa. Il suo corpo
era completamente ricoperto
di sangue. Quello della moglie
e quello proprio. Al termine
della sua fuga infatti
Pietro si è inferto almeno due
coltellate. Una ad un braccio
e l’altra direttamente al collo.
Ferite profonde che hanno
richiesto l’immediato trasporto
in eliambulanza all’ospedale
Goretti di Latina
dove i medici hanno fatto di
tutto per salvargli la vita. Le
sue condizioni, ieri sera, erano
gravi. E’ stato ricoverato
in Rianimazione. Il corpo
della donna invece è rimasto
lì, sul pavimento della cucina
dell’abitazione in cui Simona
aveva trovato rifugio da
quasi una settimana, dopo
aver deciso di lasciare il
compagno con cui viveva in
paese.
A dare l’allarme ieri mattina
sono stati alcuni residenti di via Collemeso,
parenti del padrone di casa che
aveva deciso di dare un tetto ed un lavoro
alla ragazza. Romano Salvati, 68 anni
conosceva la coppia da circa un mese.
Rapporti difficili quelli tra i coniugi tanto
che l’anziano, aveva offerto alla 32enne
un posto in cui vivere dato che aveva
deciso di lasciare il marito con cui ormai
convivere a Sezze era diventato impossibile.
Qualche giorno fa Romano aveva
anche presentato la documentazione per
regolarizzare la ragazza. Non poteva immaginare
che di lì a qualche giorno avrebbe
tentato, invano, di salvarle la vita. Ieri
mattina erano andati prima a Sermoneta,
poi in paese a Sezze per alcune commissioni.
Al rientro a casa avevano trovato la
finestra al primo piano leggermente socchiusa.
Una volta varcato l’uscio l’interno
dell’abitazione gli è apparso completamente
in disordine, come se qualcuno
avesse frugato ovunque. I due hanno
deciso di recarsi dai carabinieri per sporgere
denuncia, ma sono tornati poco dopo
perché i militari erano di pattuglia.
Simona, prima di entrare
in casa si è fermata
anche a scambiare due parole
con la giovane vicina. «Mi
ha chiesto se per caso avevo
visto il marito quella mattina
aggirarsi da quelle parti. Ne
aveva paura, e temeva che
fosse qui intorno. Mi ha detto
che le aveva lasciato un
messaggio sullo specchio
con le parole ‘Prega, o pregate
per noi’» ha dichiarato
ancora sotto choc la donna.
«Poi è rientrata in casa». Ha
cominciato a mettere un po’
a posto mentre l’uomo che la
ospitava si è seduto. A quel
punto, mancavano una ventina
di minuti alle 12, ha scorto
fuori dalla finestra un’ombra.
Quella del marito. Spaventata
ha chiesto al 68enne
di dirgli di andarsene. Lui è
uscito, ha detto a Pietro che
non era quello il momento
migliore per parlare, e di
ritornare più tardi o il giorno
dopo. Lui, il 33enne, in pochi
istanti ha aggirato l’anziano,
ha scavalcato la finestra
rimasta aperta e si è
scagliato contro la moglie.
L’ha afferrata per i capelli e
ha cominciato ad urlarle
contro. «Non ho capito cosa
diceva» ha detto Romano
che nel frattempo era rientrato.
Ha cercato di liberare la
ragazza dalla morsa. L’aggressore
però si è girato e ha
sferrato due pugni alle tempie
del Salvati. Lui è caduto.
Si è rialzato appena in tempo
per vedere Pietro aprire un
cassetto, afferrare un coltello
e infliggere due coltellate
mortali al cuore e all’addome
della donna. «Ho urlato -
ha detto Romano - ma lui mi ha detto:
‘Non avvicinarti e stai zitto. Se no ti
spacco anche a te’». Poi si è inferto due
tagli al torace ed è scappato via. La sua
corsa è finita quasi 500 metri più lontano.
Si è inflitto un altro taglio al braccio e uno
alla gola dalla mandibola destra a quella
sinistra. Un ultimo gesto inconsulto dopo
alcuni istanti di vera follia omicida.
Giuseppe Bianchi (31/03/2008)
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