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“Svegliarsi senza più vedere “l’altra metà del cielo” aveva provocato shock e depressioni, in particolare tra le file del Democratic Party, da sempre in prima linea nella lotta per la tutela delle minoranze discriminate, anche quando queste diventano maggioranze.”
Il brano è tratto da “Nero Harmony” il nuovo romanzo di Pierluigi Felli. L’autore conferma l’impressione suscitata dai suoi precedenti lavori, vale a dire: la dualistica capacità di divertire, avvincere, spiazzare e far riflettere; tutto con uno stile sarcastico, più che umoristico, dissacrante, caustico più che ironico.
“Nero Harmony”, com’è facile intuire, fin dal titolo, segue la falsariga del “classico romanzo rosa”, solo che il “rosa”, che pure c’è, è avvolto da un denso nero, reso maggiormente noir da un tuffo nell’oltre tombale, nel metafisico. Ciò nonostante, il romanzo, più che evocare le atmosfere horror alla Edgar Allan Poe riporta alla mente, le “profezie nere” dei racconti di Orwell .
Ambientato in un’America futurista e futuribile, ma non lontana, già dalle prime righe appare chiaro che i protagonisti sono più i diretti discendenti della famiglia Simpson che non di John Wayne e dei gloriosi momenti hollywoodiani di “arrivano i nostri”. D’altronde il “Capitano” Heathcliff Paul D. Cain VII e la sua Jenny Temporale, i protagonisti di “Nero Harmony”, non sono più alle prese con Apache e tori seduti bensì con forum internazionale sugli olocausti futuri, i seguaci di Nostradamus, l’Internazionale Ambientalista, i predicatori televisivi che annunciano la fine del mondo, il buco dell’ozono, l’effetto serra, la desertificazione africana, la glaciazione, gli organismi geneticamente modificati, la pioggia di meteoriti, la clonazione umana. E, soprattutto, con l’eliminazione totale del genere femmina “letali sirene, inutili bambole”, troppo emancipate e con troppo potere. E, che “solo l’oceano di sangue conseguenza del pogrom riuscì a rimettere le cose al loro primitivo posto”. Con il divertente “Nero harmony” si squarcia un velo micidiale che in tanti vorrebbero farci credere si chiami solo Chador o Burqua, o, forse, peggio vorrebbero vederlo “costume” dell’Occidente.
I libri di Felli, (Un matrimonio d’interesse, Camerata addio, Hotel Guantanamo), hanno il fascino della doppia lettura, quella puramente letterale scanzonata, umoristica, “d’evasione” e quella, sottotraccia ma forse neanche tanto, della denuncia, dell’”impegno”, degli interrogativi che, in “Nero Harmony”, si rivelano essere veri e propri incubi, incubi che attanagliano il genere umano che si chiede: quale e come sarà il futuro? E Pierluigi Felli, risparmiandoci la pedanteria, sembra farsi portavoce di tali istanze, magari sottoforma di “ preda di semi mania sulle teorie possibili ed impossibili circa la fine del mondo”.
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