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Un libro che si legge in un soffio, una lettura scanzonata accompagnata da un sorriso perché ad ogni pagina Pierluigi Felli vi apporta una battuta, una gag che contamina il lettore risvegliando :interesse e buonumore.
In “Narco Corridos” ( ed. Pulp, pag.104, Euro 11,00) l’originalissimo stile Felli ovvero, un felice, riuscitissimo e autarchico connubio Fruttero-Lucentini-Flaiano, dove arguzia, ironia, levità e humor costituiscono l’ordito dell’ultimo romanzo del autore pontino. . avvocato per sbaglio. Una pirotnica, spietata e divertita effervescenza narrativa tratteggia con incisività caricaturale i profili psicologici dei personaggi, primari e comprimari, che animano le pagine del romanzo. Pierluigi Felli anche in quest’ultima fatica rimane fedele al suo genere rosa-noir, un vero marchio di fabbrica nella galassia della letteratura pontina.
Con questo romanzo Felli esplora il mondo dei narcotrafficanti, e il ritratto di un nuovo personaggio fa il suo ingresso nella galleria felliana, “Jonny Corvo, l’uomo senza Paura” un grigio ed imbranato impiegato di un museo calabrese costretto ad essere coraggioso suo malgrado, un “eroe” antieroe per eccellenza in bilico tra il Fracchia di Paolo Villaggio ed un personaggio di Wood Allen .
In questo esilarante romanzo vi si ritrovano tutti i “miti”, i luoghi comuni culturali, economici , televisivi dagli settanta ad oggi; a partire da quell’evento cultural- mediatico che fu il ritrovamento dei Bronzi di Riace, evento, che riuscì a dare un flash di notorietà internazionale ad un sud Italia famoso, purtroppo, non certo per le sue opere d’arte. E sulle avventure e le disavventure dei bronzi di Riace, punto di forza del Museo “Magna Grecia” di Reggio Calabria, al centro di scambi culturali con le Americhe, si srotola tutta la storia bene impastata con ingredienti quali: assassinio, truffa, inganno, tradimenti, droga, vendetta, soldi , insomma, la” ndrangheta”, la malavita calabrese in salsa internazionale a cui si aggiunge il variegato mondo dell’arte, della musica e dell’…amore.
“Narco Corridos” curioso titolo che si ispira - lo spiega lo stesso Felli - all’omonimo genere musicale della tradizione folkloristica messicana.
I libri di questo giovane autore pontino, (giovane solo di età, questo è il suo ottavo romanzo) lo abbiamo scritto altre volte ma non ci stanchiamo di ripeterlo, si possono leggere su due livelli quello epidermico, immediato che colpisce al primo impatto: essere ben scritti, leggeri, disimpegnati, puro divertimento. Altrimenti, non è certo difficile, leggere tra le righe, vedere dietro un’ ilare battuta o una scanzonata e caustica descrizione una feroce denuncia sociale, tanto più spietata quanto più umoristico e divertente appare il contesto. Una prova? Il finto cinismo con cui descrive, con poche righe di mordace sarcasmo l’evolversi di una malattia del nostro tempo come il Parkinson, una malattia “mangiafunzioni” che lascia intatto il cervello. Ammalati che troppo spesso nella parte finale della loro vita rimangono “con la peggiore delle compagnie: i pensieri, i ricordi, i se e i ma, la memoria di una vita arrivata al capolinea e forse, chissà, giocata male”. Ovviamente non vogliamo incollare su Pierluigi Felli l’etichetta del predicatore, che già di suo ha scelto fiamme tricolore, croci celtiche e nostalgici fasci ; all’antifemminismo poi è così affezionato da suscitare tenerezza. Ma come afferma il suo collega, scrittore d’oltreoceano, David Baldacci, anche lui con una brillante carriera forense lasciata alle spalle, “quando scrivo non racconto solo storie”.
Vorrei azzardare una previsione, vezzo a cui, d’altronde, sono abituata, : credo che quest’autore pontino sarà un vero “nome” , un personaggio nel panorama della letteratura nazionale. Una letteratura di “genere” certo e alcune sue trovate come “vivere all’albanese” (pag.37) possono facilmente trasformarsi in tormentoni.
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