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Cinque chilometri di mura ancora ben
conservate cingono quella che era l'antica
Signia. Una presenza che, con le sue Porte,
testimonia un passato glorioso, la storia di
una comunità che nei suoi 2500 anni di
vita, ha fortemente condizionato lo sviluppo e
l'evoluzione di un intero territorio. Una presenza che
qualifica e identifica e che, pertanto, va salvaguardata e
valorizzata; bisogna però rafforzare la coscienza,
soprattutto quella dei giovani, rafforzare quel senso di
appartenenza e di partecipazione ad un patrimonio
comune lasciato in eredità dai padri; un patrimonio
costato secoli di fatica; vite e generazioni spese per la
costruzione di una casa comune. Le mura poligonali che
cingono la città di Segni sono il risultato di questo sforzo
collettivo, ma sono anche il simbolo di una cultura
completamente votata alla comunità, di una cultura
dove il singolo trovava la propria identità e la
realizzazione della propria umanità solo nella
dimensione collettiva. Solo in un siffatto sistema di
valori potevano scaturire le energie per realizzare
un'opera così imponente ed impegnativa: le mura
ciclopiche. Valorizzare, conservare, celebrare, ma
soprattutto, salvaguardare le mura, significa rispettare
tutto ciò che c'è dietro di esse: i secoli di fatiche, di
sacrifici che i nostri lontani avi hanno speso per la loro
realizzazione, ciò che hanno rappresentato per la città
rendendola una roccaforte inespugnabile e prestigiosa,
le vicende storiche che si sono sviluppate anche a causa
della loro presenza. Le mura devono essere, dunque,anche da esempio: un esempio per tanti, per quanti le
guardano con indifferenza, per quanti non sanno
scrutare nel loro passato, ma soprattutto per quanti le
oltraggiano con atti inqualificabili non pensando che non
si stanno oltraggiando semplici pezzi di pietra, ma tutta
la storia che esse contengono, le fatiche e l'ingegno di
chi le ha costruite, la storia che si è consumata dentro e
fuori le mura.
Le Mura Ciclopiche che per secoli hanno
difeso la città lepina, da quasi tre millenni troneggiano,
come un silenzioso custode, sull'antica valle Latina dove
scorre lento il fiume Sacco. Tantissime generazioni si
sono succedute, sono passati eserciti, si sono
combattute battaglie, poi sono arrivate le ciminiere, e le
mura sempre li, silenziose ed austere a testimoniare un
glorioso passato, a testimoniare l'ingegno, le fatiche, i
sacrifici della comunità che le ha costruite e lasciate in
eredità ai posteri. Per secoli hanno difeso gli uomini, ora
gli uomini devono difendere loro dall'indifferenza,
dall'insensibilità di chi non riesce a orica che ci
identifica e che, pertanto, va salvaguardata.
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