Lunedì mattina, l’amministratore
delegato della Dondi
spa, dovrà depositare atti e documenti
inerenti la convenzione
stipulata con l'amministrazione
comunale di Sezze presso il comando
della Polizia provinciale.
La decisione è sopravvenuta
a seguito del blitz che venerdì
mattina il colonnello Attilio
Novelli aveva disposto al fine di
verificare in quale stato versasse
il lago delle Mole Muti.
Sul posto, assieme al colonnello
Novelli,
gli uomini
dell'Arpa Lazio
e del presidio
di prevenzione
della
Asl che hanno
eseguito le
analisi di rito.
Il bacino idrico
utilizzato
dalla società
Dondi spa, sia per l'approvvigionamento
dei serbatoi dell'acquedotto
delle Sardellane che
delle condotte di Sezze Scalo,
sarebbe invece da considerare
sottoposto a tutela ambientale
speciale dalla Regione Lazio, in
virtù di un uso limitato alle sole
esigenze derivanti da crisi idrica
eccezionale.
Secondo la Convenzione stipulata
nel 1993 la Dondi avrebbe
dovuto invece attivarsi «con
oneri a proprio carico» per l'eventuale
recupero del dismesso
impianto idroelettrico, degli anni
'30, utilizzando l'energia elettrica
prioritariamente per i costi
energetici di sollevamento delle
acque di Mole Muti, e quindi
«ridurre nella stessa misura percentuale
la tariffazione all'utenza
». Un progetto di recupero
che avrebbe dovuto soddisfare
sia le esigenze di tutela del bacino
imbrifero, sia le esigenze
di carattere storico architettonico,
essendo Mole Muti sottoposta
alla tutela della Sovraintendenza
dei beni archeologici di
Latina, e vincolato come sito
industriale. Del progetto, redatto
da una società di Caserta,
presentato nel 2003, si sono invece
perse le tracce. Il lago,
ricordato fino al 2000 come un
bacino di acqua trasparente,
dalle qualità organolettiche eccezionali
si è via via trasformato
in un putrido stagno dove
pneumatici, cartacce, plastiche
e melme fetide, la fanno da
padrone. Accessibile a chiunque,
fu teatro di un incidente
stradale di grave entità. Un tir si
abbattè contro la rete di recinzione,
distruggendo parte dell'antica
Mole. Da allora, è rimasto
pressoché abbandonato. La
vicenda del grave degrado in cui
versa il lago Mole Muti venne
riproposta agli onori della cronaca
quest'estate a seguito delle
segnalazioni di alcuni residenti
e del consigliere comunale dell'Md
Serafino Di Palma, che nel
luglio scorso ha presentato
un'interrogazione inerente l'applicazione
di una delibera consiliare
del 2003, rimasta per
buona parte disattesa. Solo
qualche giorno fa, mosso dall'indignazione
sollevata dall'indecente
spettacolo che si presentava
sotto gli occhi di tutti i
passanti che costeggiano la strada
regionale 156, il consigliere
del Pd, nonché presidente dell'Astral
Titta Giorgi, aveva invitato
sia l'amministrazione comunale
che la società Dondi ad
attivarsi affinché lo stato di abbandono
in cui versavano contestualmente
anche i serbatoi di
approvvigionamento idrico di
Fonte della Penna e Monte Nero
venissero posti al più presto in
condizioni di sicurezza. I serbatoi,
come la stessa Mole Muti,
vennero immortalati da nostro
giornale come privi di ogni tipo
di presidio preventivo teso a
scoraggiare atti vandalici o rischi
di altra natura.
E.f. (14/09/2008)
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