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“Veder chiaro in noi è veder chiaro in coloro i quali con noi convivono e che sono parte di noi, anche se a noi opposti. E quando un paese vive, come nel caso del nostro paese, in un intimo conflitto di aspirazioni, d’aspirazioni e di credenze, veder chiaro in noi, [.] è veder chiaro il conflitto così come ci appare. E veder chiaro in sé è per ognuno di noi vedere come lottano in lui, nella sua anima, parte e riflesso del suo popolo, le tendenze contrapposte… E questa chiara visione della nostra intima battaglia è l’unica che può salvare dalla barbarie dell’intransigenza”.
E’ un brano tratto da “Inquietudini e meditazioni” di Miguel de Unamuno, un filosofo spagnolo tra i meno citati e quindi fra i meno noti dai lettori “superficiali” di filosofia. Negli scritti di questo libro, una raccolta di brevi saggi, anche chi possiede un bagaglio di conoscenze minime o inesistenti della filosofia, troverà una chiarezza di espressione tale da permettere, oltre, che personali riflessioni anche uno scambio di opinioni, di dialogo mai banale o peggio: vuoto.
“Inquietudini e meditazioni” (ed. Rubbettino, pag.124, Euro12,50) è il primo titolo di una nuova collana editoriale, “Compagnia de Galantomeni” diretta dal pontino Mauro Cascio con Massimo Iitrano.
Poche letture come quelle filosofiche aiutano a ritrovare o a trovare il significato nascosto dell’esistenza, a volte, una vera e propria caccia al tesoro. Gli scritti di Miguel de Unamuno, in quest’opera hanno una duplice qualità, quella insita del saggio: la profondità, a cui si aggiunge l’accuratezza delle citazioni o dei riferimenti storici; e, la brevità, la chiarezza di un articolo.
Attraente il suggerimento di Miguel de Unamuno secondo la quale ogni meditazione sulla vita non deve vertere sulla vita in generale, ma deve soffermarsi sulla propria personale esistenza. Perché ogni umana esistenza racchiude sempre in sé le contraddizioni, che lui chiama appunto inquietudini, “Era un uomo apparentemente tranquillo. Dico apparentemente perché era di quelli che si dice abbiano una processione dentro. Aveva le gambe e le braccia ferme, ma il cuore correva all’impazzata, senza che né il viso né la voce tradissero tanta vitalità”. Ma l’uomo racchiude in sé anche un connaturato bisogno di trascendente che lo porta alle meditazioni. E, la filosofia recita il vocabolario: “ è un’attività spirituale autonoma che interpreta e definisce i modi del pensare, del conoscere e dell’agire umano nell’ambito dell’assoluto”.
Tanto più intrigante è la lettura di quest’opera se si pensa che l’autore di formazione profondamente cristiana, uno dei massimi traduttori di Benedetto Croce, finì per professarsi ateo. Un ateo, con Dio al centro della sua esistenza “Un Dio quello di Unamuno – leggiamo nella quarta di copertina – è un Dio che parla al cuore, la sua è una cristologia poetica che non rientra nella tradizionale teologia religiosa o filosofica”.
“Inquietudini e meditazioni” è un libro così attuale che sembra scritto guardando e analizzando la realtà di oggi: con i suoi pochi slanci, i suoi sfilacciati ideali, le sue profonde contraddizioni e il suo pauroso vuoto. Per i latinensi, Miguel de Unamuno, avrà un lettore d’indiscussa fama e di altrettanta indiscussa “libertà d’espressione”: Antonio Pennacchi. L’autore pontino sarà, infatti, protagonista prossimamente presso la libreria Mondadori di un incontro-dibattito sul filosofo spagnolo.
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