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“ In un articolo, sopratitolato “ I miei primi 70 anni” comparso su una rivista romana del 1993, guardando indietro nel tempo Elio Filippo Accrocca proponeva – su suggerimento, diceva, del suo amico Babuino, lo “sdraiato di pietra” dell’omonima via romana – di giocare una cinquina sulle date fondamentali della sua vita: ‘23, anno della sua nascita; ‘70, anni compiuti; ‘43,bombardamento su Roma;’73, anno della tragica scomparsa del suo unico figlio e 50, età del poeta in quel momento doloroso”.
Con questo incipt , la scrittrice-poetessa latinense Maria Armellino da vita al suo libro: “Elio Filippo Accrocca, Interprete e testimone del suo tempo” (ed. Fermenti pag.310 euro 16,00), una delle più importanti biografie fino ad oggi pubblicate sul poeta.
Una biografia è, o un atto d’amore, o, per dirla con Borges, un paradosso. Egli, infatti scrive: “che un individuo voglia risvegliare in un altro ricordi che appartengono esclusivamente a un terzo, è un evidente paradosso. Realizzare […] questo paradosso, è l’innocente volontà di ogni biografia”.
Balza agli occhi, almeno ai nostri, che l’opera di Maria Armellino è un atto d’amore, un interesse profondo per l’opera, la figura di un’ artista che ha segnato profondamente il mondo culturale del secolo appena trascorso.
La stessa autrice – ci ha confidato- di aver impiegato 5 anni di lunghe e meticolose ricerche per realizzare questa biografia-saggio sul più famoso poeta corese. ( Non a caso del resto, Cori a questo illustre figlio, gli ha intitolato un premio letterario).
I risultati di tanto impegno sono veramente notevoli: la vita del poeta narrata con avvincente naturalezza - a tratti- “ricostruita” attraverso i suoi versi più suggestivi o marcatamente autobiografici. Una menzione pressoché completa della produzione, letterario- giornalistica- poetica del personaggio che mai scade nell’arido elenco.
L’humus, in cui è vissuto e si è sviluppata la vita e l’opera del poeta descritto come un affresco. “Istantanee”, dell’ambiente storico- politico- letterario del tempo si snodano pagina dopo pagina.
Affascinante, per chiunque ami i saggi sulla poesia, la raccolta di critica sull’opera del protagonista, dove spaziano, figurano nomi quali Alberto Frattini, Giuliano Manacorda, Andrea Zanzotto, Giovanni Nocentini, quest’ultimo del poeta corese scrive: “L’attenzione alla poesia di Accrocca si rivolge verso quel suo stile, se così possiamo dire, “schietto”, anzi se non bonario, benevolo, nel denunciare un’urgenza di linguaggio sempre adeguato alle mutevoli e talora impreviste esigenze del mondo contemporaneo, quasi insaziabili del cambiamento sia sul tavolo del sociale che, in particolare, su quello culturale”.
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