La nostra battaglia di civiltà continua. Chiamiamo nuovamente a sostenerci,
a manifestare al nostro fianco, uomini e donne di tutte le l'età, di tutte
le estrazioni sociali, economiche e politiche per la difesa del territorio,
dell'ambiente e della salute umana.
Ignorando tutti gli allarmi sullo stato di salute del pianeta, sui crimini
ambientali che l'uomo, con il suo modello di sviluppo, compie ogni giorno a
danno della nostra madre Terra, sugli esiti catastrofici che la
perseveranza nell'utilizzo dei combustibili fossili provocano e
provocheranno, il governo italiano, attuale e precedente, ha scelto di
autorizzare nei fatti e nel diritto una Centrale Turbogas da 750 MW nel
Comune di Aprilia.
Dopo anni di lotte, e grazie ad una mobilitazione popolare che nell'ultimo
anno ha raggiunto decine di migliaia di persone in tanti comuni della
periferia sud di Roma e dell'Agropontino, e non solo nel Comune di Aprilia,
questo percorso sembra essere arrivato nella fase decisiva.
Le nostre istanze sono ormai arcinote al mondo istituzionale e politico,
abbiamo esposto le nostre preoccupazione in ogni sede, dai Comuni fino ai
due rami del Parlamento Italiano. La stessa Regione Lazio, pur avendo
concesso una determinante e non giustificabile intesa al Progetto, ha poi
chiesto con ben due Mozioni approvate dal Consiglio Regionale, addirittura
la sospensione dell'autorizzazione emessa dal Ministro Bersani.
Negli ultimi mesi abbiamo costruito, con il sostegno di quanti ci hanno
supportato, un percorso articolato, dal ricorso al TAR del Lazio, che si
pronuncerà il 19 Luglio pv, al Tavolo della Salute, attivato dall'ARPA
regionale per monitorare i livelli di inquinamento esistenti e la loro
interazione con gli inquinanti prodotti dalla eventuale centrale. Abbiamo
sostenuto con forza l'incompatibilità dell'impianto con altri insediamenti
industriali a Rischio Incidente Rilevante e sottoposti alla normativa
Seveso, così come abbiamo denunciato la vergognosa collocazione adiacente al
nucleo urbano di Campo di Carne e che vede la presenza di più di 250 mila
abitanti nel raggio di 20 Km. Non in ultimo abbiamo contestato irregolarità
di rilievo penale nel processo di definizione urbanistica dell'area
interessata dall'impianto, così come abbiamo chiesto di approfondire la
valutazione dei reperti archeologici che abbiamo scovato sul terreno di
costruzione dell'impianto.
Sono tanti quindi i tasselli ancora aperti che ci fanno sostenere che questa
partita è aperta, che non è questo il momento delle soluzioni di forza e
dell'esasperazione del clima.
I tentativi, ripetuti negli ultimi giorni, di cingere con una recinzione in
rete metallica il terreno sono chiari segnali di insofferenza alla nostra
meravigliosa reattività. Da quasi tre mesi centinaia di cittadini e
cittadine presidiano giorno e notte questo terreno, con tutti i disagi che
questo comporta, e solo grazie a questa forza popolare straordinaria ed
inedita per il nostro territorio abbiamo impedito che la prima pietra fosse
posta già da un pezzo.
Il 10 giugno una nuova grande manifestazione animerà il nostro territorio.
Saremo in tantissimi per dire ancora una volta che cambiare rotta è
necessario. I segni della catastrofe ambientale, le indicazioni dell'Unione
Europea, gli sforamenti al Trattato di Kyoto, la rinnovata sensibilità
mondiale su questi temi, non possono rimanere solo enunciazioni di
principio. Fermare questo impianto significherebbe invertire il trend, dare
terra a idee che rischiano di restare solo enunciazioni di principio prive
di qualsiasi valore nella vita di milioni di esseri umani.
Percorreremo ancora una volta, con la nostra gioia le piazze e le strade
fino a occupare in tantissimi il terreno su cui dovrebbe sorgere l'impianto,
in attesa che lunedì 11 giugno, data annunciata per un nuovo avvio dei
lavori, passi senza conseguenze e sia preceduta e sostenuta da una grande
risposta civile.
Un atto di disobbedienza alla legge che è invece di profonda obbedienza alla
propria coscienza, alla propria dignità, all'amore per il pianeta terra,
nostra sola grande casa comune. Saremo in tantissimi.
Rete Cittadini Contro La Turbogas (08/06/2007)
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