Scivola la maggioranza
Campoli, sul sentiero impervio
dei PUA. I piani di utilizzo
aziendale presentati sotto forma
di sei punti posti all'ordine
del giorno nel Consiglio comunale
che s'é arenato nelle
secche dell'assenza del numero
legale. La fragilità della
maggioranza si è scontrata
con la determinazione delle
opposizioni compatte nel
chiedere la verifica del numero
legale.
Assenti due consiglieri, uno
dei quali giustificato, Andrea
Campoli deve aver presagito
l'imboscata della verifica punto
per punto richiesta dalle
minoranze, contrarie alla procedura
proposta dell'approvazione
^in blocco^ decisa nel
chiedere di analizzare solo i
progetti in deroga al piano
regolatore generale, contenenti
varianti urbanistiche «ad
esclusiva» uso degli imprenditori
agricoli. Iscritti alla Camera
di Commercio e quindi
all’Inps, ma soprattutto in regola
con i pagamenti relativi
al loro status. Come aveva
rilevato la presidente della
commissione Attività Produttive,
Luciana Lombardi. Contrari
ai capannoni agricoli mutanti. E l'insidia, secondo le
minoranze, stava lì, all'interno
di due progetti. «Eravamo disposti
a mantenere il numero
legale - dichiara Rinaldo Ceccano
a nome di Di Palma,
Reginaldi, Casalini, Cerroni,
Piccolo e Zarra - tenendo come
punto di verifica la datazione
dei progetti, ed i requisiti
previsti dalla normativa.
Espungendo le aziende che
avevano presentato proposte
dell'ultim'ora, favorendo invece
chi rappresenta una reale
risorsa in termini occupazionali
e imprenditoriali per il
territorio. Parliamo di aziende
note, la stessa cosa non riguarda
altre proposte avanzate in commissione Assetto del Territorio,
e in Consiglio. Siamo
convinti - continua Ceccano -
che per Sezze Scalo si debba
prevedere una forma di sviluppo
confacente alle sue vocazioni,
mentre per Suso si
deve parlare di vocazione residenziale.
Reginaldi: «Non è
possibile recedere dal requisito
di azienda agricola per l'accesso
al Pua». Cerroni: «parliamo
di aziende di 4^ gamma,
ovvero di lavorazione e
trasformazione del prodotto,
ed è giusto procedere, delle
altre non abbiamo mai sentito
parlare». Di Palma: «La minoranza
non ha fatto altro che
attenersi ai criteri stabiliti nel
corso della commissione Assetto
del Territorio, la voce
non era univoca ed affermativa,
quindi bisognava giungere
ad una discussione in Consiglio
che evidentemente la
maggioranza ha preferito lasciar
cadere».
Casalini: «Abbiamo chiesto
che venissero presentate le
proposte in base alla storicità
delle valutazioni della commissione
tecnica, evidentemente
in quelle relazioni
qualcosa non collima».
E.f. (28/06/2008)
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