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“Èda poco scesa la notte, siamo sul finire
dell'autunno. Mi trovo su di un colle, nel
versante occidentale dei Monti Lepini. In
un anfiteatro di stelle brillanti, un quarto di
luna piena, è già sorto nel cielo ormai buio.
Il prato è tutto un concerto di grilli, l’aria è calda e il
vento è calato. Questa notte sono quì perchè voglio
capire se in zona ci sono dei lupi, quale è il loro
territorio, e soprattutto se nel branco ci sono dei
cuccioli. L'obiettivo è quello di riuscire ad ascoltare, e
registrare con un microfono, gli ululati di un intero
branco. Cosa per nulla rara di notte, ma ancora più
probabile se fossi io a incitare i lupi. La tecnica è
semplice: imitando il famoso richiamo, si stimolano
eventuali lupi nella zona a rispondere. Sollevata la testa
e portate le mani ai lati della bocca, simulo, allora, un
ululato con due note lunghe e cupe. Dopo tre minuti in
assoluto silenzio, riprovo con un altro richiamo. Ma di
nuovo nessuna risposta. È nel bel mezzo del quinto
tentativo che un gruppo di lupi, due adulti e quattro,
forse cinque, cuccioloni, risponde al richiamo, dal
bosco, situato poco oltre il colle su cui mi trovo. Un
miracolo si è ripetuto, anche questa volta, io e i lupi
stiamo comunicando con lo stesso linguaggio, lo stesso
che da millenni ha fatto da colonna sonora in questi
boschi. Il dialogo dura per alcuni minuti, poi, finito di
registrare i richiami, ancora emozionato per l'esperienza vissuta, annoto i miei dati sul taccuino, saluto in cuor
mio i lupi e in breve tempo ritorno sul sentiero da cui ero
venuto. Come se nulla fosse successo, il silenzio ritorna
sul colle, i grilli, sul prato continuano a frinire, a valle le
luci di strade e paesi, risplendono nel buio della notte.”
È da tanti anni che mi occupo di ricerche naturalistiche,
sulla fauna del preappennino laziale meridionale.
I Lepini, in particolare, sono il gruppo montuoso che
meglio conosco e che amo di più, e c'è un animale, fra
tutti, raro e protetto in Italia, che più mi appassiona e
che è diventato un pò il simbolo di queste montagne, il
lupo. Da circa venti anni, nella quasi indifferenza
generale e con l'aiuto di pochi amici, cerco di
monitorare la situazione di questa popolazione di lupi.
Quello che avete appena letto è un brano tratto dal mio
taccuino da campo, ed è significativo, perchè mi
permette di parlare di uno dei tanti aspetti che
coinvolgono questo straordinario animale, e cioè la
ricerca. Ululare di notte in montagna, non è una
stramberia di alcuni ricercatori, che come me si
occupano di questo animale, ma è una delle tecniche
per capire se, in una determinata area, ci sono dei lupi,
essa in gergo, viene definita “wolf-howling”, termine
inglese che letteralmente significa “lupo ululante”.
Perché i lupi ululano? Sebbene i motivi che causano
l’ululato non siano stati ancora pienamente compresi,
gli studi, condotti in Italia ad iniziare dagli anni '80,
hanno comunque dimostrato che i lupi ululano in
circostanze diverse come: alla partenza per una battuta
di caccia, alla fine del gioco, al risveglio, ma soprattutto,
per mantenere i contatti tra i membri del branco, o per
ribadire la proprietà del territorio a eventuali intrusi.
Quando si applica questa tecnica, si sfrutta proprio
quest’ultima circostanza, non si fa altro che far finta di
essere un lupo intruso e, imitando o a voce o tramite
registrazioni amplificate un ululato, si spera che i veri
lupi rispondano al richiamo. Questa metodologia di
studio, comunque, anche se la più emozionante, non è
l'unica. Anzi, sui Lepini, la maggior parte del tempo e
degli sforzi, sono stati impiegati, nella ricerca e
nell'analisi dei segni lasciati dagli spostamenti dei lupi
sulla neve. Trovare le loro impronte e pensare di essere
in quel momento in un posto dove loro erano appena
passati, ha sempre dato un’emozione grandissima!
Seguire le loro tracce sulla neve, ha permesso, a volte,
di svelare: comportamenti, interazioni sociali e piccoli
segreti di questi elusivi animali che, quasi impossibili da
vedere in natura, sono così difficili da studiare.
Il lupo inoltre è un animale che generalmente vive in
gruppo, con un proprio territorio, il quale viene
controllato e difeso dall'intrusione dei propri
conspecifici, per far questo, esso marca olfattivamente i
confini di quest' area, deponendo su: sassi, cespugli, o
ciuffi d'erba, la propria urina o gli escrementi. Da un pò
di anni, controllando di tanto in tanto, questi punti di
marcatura territoriale, ho potuto raccogliere un certo
numero di “cacche di lupo”, che preventivamente
trattate e conservate, sono state inviate all'Istituto
Nazionale della Fauna Selvatica. Questo Centro è uno
dei più importanti in Italia, che da tanti anni, svolge
ricerca sul lupo, con una tecnica, ormai all'avanguardia,
e che rappresenta il futuro per tutti i metodi di studio, e
cioè la ricerca genetica. I primi importanti risultati sulle
analisi, sono già arrivati, anche dai campioni raccolti sui
Monti Lepini, la speranza per il futuro, sarà quella di
poter “riconoscere geneticamente”, ogni singolo lupo, e
poter quindi effettuare una conta più precisa, di tutti gli
individui presenti nell'area. Per far questo, però, c'è
bisogno di soldi e di fondi, e purtroppo, nel
comprensorio lepino, mai nessun ente o
amministrazione si è dimostrata sensibile a qualsiasi
tipo di ricerca. Gli escrementi raccolti, hanno inoltre
fornito, importanti indicazioni, anche sulla dieta di
questo predatore. Cosa mangiano i lupi dei Lepini?
Da buon opportunista il lupo, sui Monti Lepini, ha
concentrato la sua predazione, proprio sulla risorsa
alimentare più abbondante e facilmente cacciabile, il
bestiame brado. Questo discorso mi permette
d'introdurre un altro aspetto del lupo, e cioè il suo
rapporto con l'uomo. Per far questo, però, dobbiamo
fare un piccolo passo in dietro. Per millenni, lupo e uomo
preistorico, hanno avuto un cammino evolutivo spesso
sovrapposto, ricoprendo, in natura, ruoli molto simili,
rispettandosi e temendosi a vicenda. Ad un certo punto però, c'è stato un cambiamento, l'uomo da cacciatore,
si è trasformato in allevatore, e questo ha determinato
ben presto una furiosa rivalità, perchè il lupo, ha
incominciato ad attaccare il bestiame di proprietà
dell'uomo, in quelle aree dove egli aveva sterminato le
prede naturali del lupo. Questo rapporto conflittuale,
resiste ancora oggi in tanti allevatori e pastori in diverse
aree italiane, le cronache di giornali e reti televisive,
sono spesso ricche di notizie allarmanti su stragi di
bestiame e uccisioni illegali di lupi. Da questa difficile
situazione non è immune il comprensorio dei Monti
Lepini, anche i lupi presenti in quest'area, per mancanza
di prede naturali, sono costretti a cacciare il bestiame
domestico; il risultato, è una “lotta” quotidiana tra
allevatori e lupi. Da tanti anni ormai l'allevamento dei
Lepini è in una profonda crisi, non solo i lupi, ma anche
i “veri” pastori stanno rischiando di scomparire per
sempre. Sembrerà strano, ma queste due importanti
realtà, così in contrasto, e così indirettamente legate,
sono accomunate dalla stessa sorte: quella di avere un
futuro incerto. In tutto il comprensorio, sono pochi i
pastori che ancora svolgono attivamente e soltanto
questa professione, che continuano a controllare e a
portare al pascolo i propri animali, tutti i giorni e in ogni
condizione meteorologica, ancora lavorano, in modo
tradizionale, i prodotti ricavati dai propri animali e sanno
ben utilizzare, senza sfruttare troppo, le risorse del
proprio territorio. È differente anche il loro rapporto con
il lupo, lo conoscono da sempre e ne hanno ormai
imparato abitudini e comportamenti, di conseguenza,
sanno attuare quelle strategie per ridurre al minimo il
conflitto e la competizione con questo predatore.Ogni
anno che passa, diventano, però, sempre di meno.
Parlare di questa categoria lavorativa, è un po’ come
raccontare di una specie a rischio di estinzione. Il loro
numero, non supera quello dei lupi, poco più di 10-15
pastori; di solito, sono persone non più tanto giovani,
con un’età compresa tra i 60 e i 70 anni, e che
difficilmente vengono rimpiazzate, una volta cessata la
loro attività. Ormai da tanto tempo, un nuovo metodo di
allevamento brado sta sostituendo quello tradizionale,
esso è molto più dannoso perché, è praticato da
persone che hanno ben poco del pastore “vero”, sfrutta però, c'è stato un cambiamento, l'uomo da cacciatore,
si è trasformato in allevatore, e questo ha determinato
ben presto una furiosa rivalità, perchè il lupo, ha
incominciato ad attaccare il bestiame di proprietà
dell'uomo, in quelle aree dove egli aveva sterminato le
prede naturali del lupo. Questo rapporto conflittuale,
resiste ancora oggi in tanti allevatori e pastori in diverse
aree italiane, le cronache di giornali e reti televisive,
sono spesso ricche di notizie allarmanti su stragi di
bestiame e uccisioni illegali di lupi. Da questa difficile
situazione non è immune il comprensorio dei Monti
Lepini, anche i lupi presenti in quest'area, per mancanza
di prede naturali, sono costretti a cacciare il bestiame
domestico; il risultato, è una “lotta” quotidiana tra
allevatori e lupi. Da tanti anni ormai l'allevamento dei
Lepini è in una profonda crisi, non solo i lupi, ma anche
i “veri” pastori stanno rischiando di scomparire per
sempre. Sembrerà strano, ma queste due importanti
realtà, così in contrasto, e così indirettamente legate,
sono accomunate dalla stessa sorte: quella di avere un
futuro incerto. In tutto il comprensorio, sono pochi i
pastori che ancora svolgono attivamente e soltanto
questa professione, che continuano a controllare e a
portare al pascolo i propri animali, tutti i giorni e in ogni
condizione meteorologica, ancora lavorano, in modo
tradizionale, i prodotti ricavati dai propri animali e sanno
ben utilizzare, senza sfruttare troppo, le risorse del
proprio territorio. È differente anche il loro rapporto con
il lupo, lo conoscono da sempre e ne hanno ormai
imparato abitudini e comportamenti, di conseguenza,
sanno attuare quelle strategie per ridurre al minimo il
conflitto e la competizione con questo predatore.Ogni
anno che passa, diventano, però, sempre di meno.
Parlare di questa categoria lavorativa, è un po’ come
raccontare di una specie a rischio di estinzione. Il loro
numero, non supera quello dei lupi, poco più di 10-15
pastori; di solito, sono persone non più tanto giovani,
con un’età compresa tra i 60 e i 70 anni, e che
difficilmente vengono rimpiazzate, una volta cessata la
loro attività. Ormai da tanto tempo, un nuovo metodo di
allevamento brado sta sostituendo quello tradizionale,
esso è molto più dannoso perché, è praticato da
persone che hanno ben poco del pastore “vero”, sfrutta però, c'è stato un cambiamento, l'uomo da cacciatore,
si è trasformato in allevatore, e questo ha determinato
ben presto una furiosa rivalità, perchè il lupo, ha
incominciato ad attaccare il bestiame di proprietà
dell'uomo, in quelle aree dove egli aveva sterminato le
prede naturali del lupo. Questo rapporto conflittuale,
resiste ancora oggi in tanti allevatori e pastori in diverse
aree italiane, le cronache di giornali e reti televisive,
sono spesso ricche di notizie allarmanti su stragi di
bestiame e uccisioni illegali di lupi. Da questa difficile
situazione non è immune il comprensorio dei Monti
Lepini, anche i lupi presenti in quest'area, per mancanza
di prede naturali, sono costretti a cacciare il bestiame
domestico; il risultato, è una “lotta” quotidiana tra
allevatori e lupi. Da tanti anni ormai l'allevamento dei
Lepini è in una profonda crisi, non solo i lupi, ma anche
i “veri” pastori stanno rischiando di scomparire per
sempre. Sembrerà strano, ma queste due importanti
realtà, così in contrasto, e così indirettamente legate,
sono accomunate dalla stessa sorte: quella di avere un
futuro incerto. In tutto il comprensorio, sono pochi i
pastori che ancora svolgono attivamente e soltanto
questa professione, che continuano a controllare e a
portare al pascolo i propri animali, tutti i giorni e in ogni
condizione meteorologica, ancora lavorano, in modo
tradizionale, i prodotti ricavati dai propri animali e sanno
ben utilizzare, senza sfruttare troppo, le risorse del
proprio territorio. È differente anche il loro rapporto con
il lupo, lo conoscono da sempre e ne hanno ormai
imparato abitudini e comportamenti, di conseguenza,
sanno attuare quelle strategie per ridurre al minimo il
conflitto e la competizione con questo predatore.Ogni
anno che passa, diventano, però, sempre di meno.
Parlare di questa categoria lavorativa, è un po’ come
raccontare di una specie a rischio di estinzione. Il loro
numero, non supera quello dei lupi, poco più di 10-15
pastori; di solito, sono persone non più tanto giovani,
con un’età compresa tra i 60 e i 70 anni, e che
difficilmente vengono rimpiazzate, una volta cessata la
loro attività. Ormai da tanto tempo, un nuovo metodo di
allevamento brado sta sostituendo quello tradizionale,
esso è molto più dannoso perché, è praticato da
persone che hanno ben poco del pastore “vero”, sfrutta senza regole e comportamenti le risorse del territorio, e
alimenta ancor di più il conflitto con il lupo. Questa
particolare conduzione di allevamento, se da un lato ha
ridotto i costi e i tempi, ha comportato, però, anche una
forte restrizione del controllo e l’assenza delle più
elementari norme di difesa del bestiame. Il risultato è
stato un incremento dei danni e delle perdite. Sono così
aumentati i casi di furto e di dispersione degli animali,
di quelli morti per parto, per malattie e quelli uccisi da
cani randagi o da predatori selvatici come il lupo.
Infine, un altro problema, riguarda i risarcimenti dei
danni al bestiame che gli allevatori subiscono.
L'obiettivo principale dei programmi d’indennizzo, è
quello di conservare e proteggere legalmente specie
selvatiche minacciate, come il lupo, e salvaguardare,
allo stesso tempo, gli interessi economici degli allevatori
colpiti. Tutto questo, nella teoria, deve servire a ridurre il
conflitto tra uomo e lupo e, conseguentemente, ad
annullare anche le uccisioni illegali. Purtroppo, però, il
sistema, spesso non funziona; intanto, non sempre il
veterinario riesce a stabilire le reali cause di morte del
bestiame (cane, lupo, malattia, frode ecc.), a volte il
pastore deve pagare di tasca propria l'intervento del
veterinario. Un altro problema riguarda i risarcimenti. I
rimborsi, quando vengono elargiti, seguono iter
burocratici lunghissimi, mentre la legge prevede che la
liquidazione dei danni debba avvenire entro 30 giorni
dall’accertamento veterinario. Le somme previste, sono
inoltre insufficienti, e non corrispondono mai all’effettivo
valore della perdita. Una tale situazione, con il passare
degli anni, ha creato in molti allevatori, non solo dei
Lepini, ma di tutto il Lazio, una crescente sfiducia e una
esasperazione generale. E i lupi? I lupi possono fare ben
poco in questa situazione così difficile, essi chiedono
soltanto, un pò più di rispetto etico, e il diritto di esistere
nonostante gli interessi della nostra specie. Essi sono
stati “programmati” dalla natura per essere dei
predatori, posti al vertice della catena alimentare, sono
dei formidabili selettori perchè predando, soprattutto,
animali deboli e malati, contribuendo quindi al
benessere indiretto delle stesse prede. Purtroppo, come
si è visto, sui Lepini queste prede naturali non ci sono
più, perchè sostituite dal bestiame, lo scontro con
l'uomo diventa, quindi, inevitabile. Il risultato è che la
quasi totalità delle cause di morte per il lupo nei Lepini,
è dovuta all'uomo, per mezzo d'arma da fuoco.
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