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Lodo Dondi, è allarme
Chiesti al Comune 8 milioni di euro

| (Palazzo comunale)
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TORNA a riunirsi oggi pomeriggio
alle 17.30 il Consiglio
comunale di Sezze per discutere
due mozioni presentate
dalle minoranze consiliari. La
prima riguarda la questione
del campo nomadi di Pomezia
che sarebbe sul punto di
chiudere ed i suoi ospiti potrebbero
essere dirottati verso
l’area dei Monti Lepini. La
mozione è stata presentata su
proposta del capogruppo di
Forza Italia Roberto Reginaldi
e firmata anche da Claudio
Casalini, Rinaldo Ceccano,
Antonio Piccolo, Antonio Vitelli
e Lidano Zarra.
Il timore delle minoranze
consiliari è che l’arrivo di
ulteriori stranieri, e di rom in
particolare, nel territorio dei
Lepini, accentui quei fenomeni
di criminalità che si
stanno verificando con sempre
maggiore frequenza nell’area
stessa. Si discuterà della
sollecitazione nei confronti
del primo cittadino ad attivarsi,
di concerto con gli altri
sindaci del territorio lepino,
per scongiurare questa evenienza.
La seconda mozione presentata
è quella riguardante lo
stato dell’arte nel lodo Dondi
e sul contenzioso in atto tra la
concessionaria dei servizi
idrici e fognari ed il Comune
di Sezze, con la richiesta di
audizione del consulente legale
che sta rappresentando
l’ente setino. La mozione è
stata sottoscritta da tutti gli
esponenti della minoranza
consiliare, eccezion fatta per
il candidato sindaco della Casa
delle Libertà Serafino Di
Palma. A spiegare a nome
dell’opposizione questa mozione
è il consigliere comunale
della Dc per le autonomie,
Antonio Piccolo: «Con questa
mozione - afferma l’esponente
di opposizione - le minoranze
ritengono di sollecitare
la maggioranza di
centrosinistra a chiarire a che
punto sta il contenzioso con la
concessionaria. Il perché va
ricercato nel fatto che la chiusura
di tale transazione potrebbe
decretare il dissesto finanziario
dell’ente, scaricando,
sui cittadini le inefficienze
e le illegittimità degli uffici
che avrebbero dovuto controllare
i lavori della concessionaria
».
Si tratta di un tema molto
delicato in quanto il riconoscimento
del dissesto finanziario
dell’ente comporterebbe
l’impossibilità di realizzare
opere, nonché ad erogare
servizi da parte dell’ente. In
materia di tasse e tributi verrebbe
applicata ai cittadini la
massima tariffa. Per tutti i
servizi, dallo scuolabus alla
refezione scolastica fino all’utilizzo
di tutti gli impianti
sportivi si applicherebbe il
prezzo pieno, ciò significa triplicare
o quadruplicare quello
attuale. «Le richieste della
concessionaria per lavori
straordinari e fornitura di acqua
alle utenze pubbliche -
continua Antonio Piccolo -
sembrerebbe pari a 8,3 milioni
di euro, ossia 16 miliardi
del vecchio conio. Quindi, a
danno del servizio idrico che
non funziona e che mai ha
funzionato dal ‘93 ad oggi, si
aggiunge la beffa di una concessionaria
che chiede anche
altri 16 miliardi di lire al Comune
dopo aver danneggiato
i cittadini con le bollette. Se a
questo si aggiunge che i depuratori
non hanno mai funzionato
e che la concessionaria
riscuote ugualmente il canone
per la depurazione; che la
notte persiste la mancanza di
acqua in diverse zone del nostro
territorio; che spesso e
volentieri non solo le zone
alte del paese, ma addirittura
i piani più alti dei palazzi
debbono far fronte ad una
inspiegabile carenza idrica,
riconoscere le ragioni della
Dondi - conclude l’esponente
della Dc per le autonomie -
significa schiaffeggiare ulteriormente
i cittadini».
Giovanni Rieti (12/12/2007)
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