Si torna a parlare di infiltrazioni di acqua nei loculi del cimitero setino. Questa volta però la causa non dipende dalla falda acquifera presente nel sottosuolo ma da coperture bituminose danneggiate o, molto probabilmente, non fissate a regola d’arte.
Dopo la vicenda delle nuove Cappelle (72) realizzate recentemente nell’area cimiteriale del “Puzziglio” che, di fatto, ha rinviato a chissà quando la consegna delle stesse, l’ufficio tecnico del Comune di Sezze ha dovuto effettuare nuovi sopralluoghi per verificare altri siti del camposanto dove sono emerse infiltrazioni a seguito delle condizioni strutturali delle tombe. I tecnici comunali hanno rivelato, infatti che, «le condizioni della volta di copertura dei loculi denominati “Damiani”si presentano in uno stato di condizioni ammalorato e devono essere eseguiti con carattere di urgenza opere di manutenzione straordinaria su tutto il manto di copertura». Per tali motivi l’Ente ha ritenuto indispensabile ed urgente provvedere ad effettuare un intervento sostanziale mirato al rifacimento di tutto il tratto di copertura, con la messa in opera di nuovi materiali.
Il progetto di spesa, redatto per mettere in sicurezza i loculi “Damiani”, è di oltre 135 mila euro, progetto già approvato e reso esecutivo dalla Giunta comunale. Comunque, anche nella mattinata di ieri, dopo il violento acquazzone che ha colpito il territorio setino, sono stati segnalati altri loculi che necessiterebbero altri interventi urgenti in quanto presentano evidenti infiltrazioni piovane. Le criticità esistenti nelle costruzioni di vecchia data è storia vecchia e si ripresentano sempre all’indomani delle cattive condizioni meteorologiche. Anche negli anni passati, diversi cittadini ed esponenti politici, sollecitarono all’Ente interventi proprio perché acqua insalubre fuoriusciva nelle tombe del palazzo Lombardini. Da segnalazioni sembra che qui la situazione non sia stata affatto risolta, anzi le infiltrazioni c’erano e ci sono. Proprio il Palazzo Lombardini è stato già oggetto di diversi interventi di urgenza. Ma sembra che la problematica sia da capo a dodici.
Alessandro Mattei (14/04/2010)
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