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Le stagioni smarrite

Le riflessioni di Vittorio Del Duca



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Se la profezia dei Maya sulla fine del mondo è stata recepita senza particolari preoccupazioni, le anomalie stagionali di questo 2014 fanno molto riflettere, soprattutto sulla capacità che hanno di condizionare pesantemente la nostra quotidianità e di stravolgere i cicli naturali delle piante e degli animali. Non abbiamo avuto il tempo di metterci alle spalle delle stagioni tra le più angoscianti della nostra memoria che si è cominciato a discettare di un autunno strambo, presumibilmente inseguito da un inverno che forse vorrà distinguersi dai suoi predecessori. Al di là degli “scontri” tra catastrofisti e minimizzatori, c’è un dato di fatto: le stagioni sono uscite di testa, anzi la Terra ha proprio smarrito le quattro stagioni, e questo comporta serie conseguenze sia per la nostra alimentazione e la nostra salute, sia per il buon esito di tutte quelle attività, agricoltura in primis, che si svolgono a cielo aperto. Bisogna prendere coscienza che l’industrializzazione sregolata, le cementificazione selvaggia, l’abbandono delle attività agricole nei territori collinari e di montagna, hanno dato un decisivo contributo allo sconvolgimento dei tradizionali equilibri stagionali. Abbiamo toccato con mani la desolazione di un anno senza frutti, a cominciare dalla carestia di broccoletti all’inizio dell’ anno, delle visciole, dei fichi, del grano, dell’uva, ed ora delle olive e delle castagne, i cui raccolti si prevedono scarsi come non mai. Abbiamo assistito ad una modifica del comportamento animale, le rondini sono andate via prima del previsto, le cicale non hanno strimpellato sugli alberi come ogni estate, le api non hanno volato per il maltempo ed è venuta meno non solo la produzione del miele ma anche l’opera di impollinazione, che ha condotto ai raccolti scarsi che tutti lamentano. Diciamocelo pure: chi non ha pensato alle profezie dei Maya sulla fine del mondo? L’uomo vede ma non provvede, tuttavia ci sembra che poco alla volta stiano venendo fuori due importanti verità con le quali sarà bene imparare a fare i conti. La prima è che la gestione dei “fattori umani” che influenzano il clima è una questione di primaria rilevanza politica non più procrastinabile, che si deve affrontare sia in termini globali che in termini locali, come quasi tutti i problemi del nostro tempo. La seconda è di natura culturale e implica una speciale disponibilità a stare dentro il seguente paradosso: dobbiamo adeguarci al mutamento del clima nel momento stesso in cui dobbiamo tentare di correggere, con la massima determinazione, gli eccessi socio economici che in parte lo provocano. L’agricoltura è sicuramente, tra i settori di attività economica, quello più esposto a questo mutamento per ragioni che non è proprio difficile immaginare. E’ sicuramente quello che nell’immediato subisce i contraccolpi maggiori, ma è anche quello che può realisticamente proporre e di fatto anticipare un nuovo modello di sviluppo in alternativa a quello “novecentesco” che ha combinato industrializzazione e urbanizzazione in forme esasperate. Non parliamo naturalmente dell’agricoltura residuale, che ha cercato e cerca la consonanza con gli istinti peggiori del nuovo capitalismo di rapina (lo si vede nei modi subdoli con cui si è cercato di favorire l’invasione degli Ogm), ma dell’agricoltura innovativa, attenta all’ecosostenibilità e alla sicurezza alimentare e in questo portatrice di un nuovo modello di sviluppo a tutto tondo (dei consumi, non meno che degli investimenti). Di fronte al mutamento del clima, in buona parte accelerato dalla mancanza di scrupoli di quel combinato di industrializzazione e di urbanizzazione di cui abbiamo parlato, la nuova agricoltura deve difendersi “attaccando”. Deve cioè modificare quanto serve e quanto basta il suo rapporto con il territorio (in funzione di ciò che comporta il mutamento del clima) ma lo deve fare candidandosi ad un ruolo di guida e comunque della massima responsabilità possibile, riappropriandosi della gestione del territorio. Condividi


 Pubblicato Da Alessandro Mattei (10/10/2014)

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