La sanità pontina non decolla, annaspa e fa difficoltà dinanzi alle molte problematiche che affliggono il sistema sanitario provinciale. Nonostante gli impegni presi da chiunque andasse al governo la rete delle emergenze è sempre la stessa, anzi più grande e in molti casi assistiamo a situazioni di collasso oramai irreversibile. Il debito di oltre 10 miliardi di euro che schiaccia il settore sanitario regionale, inevitabilmente, ha comportato delle reazioni a catena sulle strutture ospedaliere di tutto il Capoluogo, con conseguenti tagli dei servizi alla persona e alla comunità tutta. Anche se una flebile ripresa sta comparendo all’orizzonte, non c’è il minimo dubbio che si tratti di una timida difesa che non produrrà, a breve, reali segnali di ripresa e non avrà sicuramente l’illusione di risolvere quanto di marcio esiste nei nostri ospedali. Sempre se i cosiddetti “tagli dei nastri” sono considerati accenni di inversione di tendenza. A tal proposito, recentemente, si è tornato a parlare di potenziamento per l’intera sanità provinciale in occasione dell’istituzione del Dea di II livello all’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, e di grandi progetti che investono il sud della nostra Provincia, primo tra tutti la costruzione di un nuovo policlinico del Golfo per il quale la Giunta Marrazzo ha acceso un mutuo presso la Cassa Deposito e Prestiti di circa 100 milioni di euro. Sulla stessa linea di rilancio della sanità si potrebbe inserire anche l’inaugurazione presso il nosocomio setino San Carlo di Sezze del nuovo reparto di chirurgia giornaliera, il Day Surgery. Il reparto di chirurgia veloce in città è stato considerato il primo passo di una tendenza positiva capace di rispondere a quelle carenze sanitarie che la chirurgia a livello provinciale non è riuscita a colmare in questi anni. Il miglioramento dell’offerta sanitaria, però, non si misura con delle strutture vuote, non si misura con ulteriori depauperamenti strutturali, non si misura con gravi carenze igienico sanitarie, con casi di malasanità e di presunte professionalità. Così come non sono trascurabili gli interminabili disservizi e disagi verso i pazienti (lunghe liste di attesa e nelle risposte di analisi cliniche, solo per citarne due) e quel poco di educazione tra i reparti e negli sportelli informativi da parte degli operatori sanitari che non guasta mai. A tal proposito mi ritorna in mente un increscioso episodio accaduto molti anni fa nel Padiglione Porfiri di Latina, quando una caporeparto, con una arroganza ed una presunzione figlia di una professionalità acquisita ad angolo retto negli orari di lavoro, si arrogava il diritto di infierire, con una insensibilità da elefante, sul dolore dei familiari al capezzale della donna in stato terminale. E veniamo così alla realtà di oggi, che in sostanza è quella di ieri e speriamo che non sia quella di domani. A quei miglioramenti solo pubblicizzati e privi di azioni pratiche, alla famiglia di scartafacci che lo scorso 27 aprile ha fatto capolino tra gli scaffali della cucina dell’ospedale Santa Maria Goretti. Per non parlare dello stato in cui versano gli ospedali arroccati sui Monti Lepini. Il Regina Elena di Priverno, ad esempio, che attende anch’esso la manna dal cielo proveniente dall’Atto Aziendale. E ancora l’ospedale civile di Cori che per anni è riuscito a garantire servizi di medicina, chirurgia, maternità e pronto soccorso mentre oggi è solo una scatola vuota. Ma è sicuramente Sezze che rappresenta l’emblema del declino sanitario locale e provinciale. Dal 2000 la struttura di via San Bartolomeo è stata declassata dopo gli anni Ottanta di primato assoluto in materia di servizi e offerta sanitaria. Il 2000, il battezzo del nuovo millennio, anno in cui venne decisa la chiusura dei reparti di Ostetricia e Ginecologia e un susseguirsi di una serie di impoverimenti strutturali che hanno fatto del San Carlo una cattedrale nel deserto. Non ultimo l’inaugurazione recentissima del reparto di Day Surgery setino che ancora attende una equipe di professionisti il tutto pare per una lotta intestina a livello di dirigenza medica. Ad oggi solo fumo negli occhi ai cittadini che hanno riposto molta fiducia nell’attuale amministrazione e che ha il dovere sacrosanto di riportare a Sezze la qualità dell’offerta sanitaria evitando gli sprechi che in passato ci hanno caratterizzato. Se è vero che la salute è un diritto inalienabile di ogni cittadino, se è vero che la salute non ha colore politico, e se è vero che c’è la volontà politica di cambiare, allora è arrivato il tempo di fare fatti e lasciare le chiacchiere ai chiacchieroni. Ci piacerebbe, un giorno, ricordare un solo amministratore o un solo politico di una città invisibile semplicemente perché è riuscito a portare a termine un impegno presosi con gli elettori della sua comunità. Ci piacerebbe, un giorno, dire che almeno una cosa Tizio o Caio l’ha fatta per i suoi concittadini. Una sola cosa. U-n-a. Chiediamo troppo?
Alessandro Mattei Da Mondo Reale (19/05/2008)
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