La decisione dei Consiglieri di
opposizione Antonio Vitelli
(PdL) e Serafino Di Palma (MD)
di sottoporre al Prefetto di Latina
i verbali dell’adunanza del
22/12/2008 rischia di avere effetti
diretti sulla conduzione dei
lavori del Consiglio Comunale
di Sezze. «La decisione di ritirare,
uno dei punti posti all’ordine
del giorno - accusano i due consiglieri
- sarebbe emersa, dopo
una riunione dei capigruppo cui
avrebbero partecipato solo due,
dei quattro rappresentati di minoranza,
presenti in aula». Insomma
una decisione non unanime,
né concordata. L’argomento,
oggetto di continue
diatribe. Fratture che, all’apparenza,
si sarebbero consumate
proprio all’indomani della decisione
di far calare il silenzio
istituzionale, sulla questione indennità.
Da mesi le varie compagini
politiche, discutevano sulla
necessità di prevedere l’adeguamento
dell’ormai arcinoto gettone
di presenza. Tentativo culminato
con due viaggi istituzionali
alla Corte dei Conti ed al Viminale,
al fine di trovare la formula
che rimettesse in gioco, i zelanti
funzionari ai quali era «sfuggito
» il termine di legge, ma che
nonostante tutto, mantenevano
fermo il punto della propria contrarietà
all’adeguamento. Ciò
che non era prevedibile, invece,
la levata di scudi contro l’aumento,
anzi contro, le indennità,
da parte di una componente dell’opposizione,
«con una storia
politica scritta in tutt’altra direzione
». Per questo, Di Palma e
Vitelli, nell’ultimo question time,
hanno invitato il presidente
Giovanni Zeppieri a prendere
atto dell' errore compiuto, attraverso
il ritiro «unilaterale» del
punto all’ordine del giorno, senza
il voto palese dell'intera assise,
(così come prevde il Regolamento)
anche quando un solo
consigliere, manifesta la mancanza
di accordo con quella decisione.
«Un obbligo scaturito
dall’applicazione dell’art. 63,
comma 1 del Regolamento Comunale
». Ma ciò che ha lasciato
interdetti i due, è il richiamato,
art.47 comma 2, con il quale
Zeppieri avrebbe giustificato il
suo comportamento. Questo articolo
seppure delega al presidente
la facoltà di «stabilire, rettificare
od integrare l’ordine del
giorno con proprie autonome
decisioni, sottolinea anche: «salvo
l’obbligo di iscrivere le proposte
contenute ai commi successivi
3 e 4». Dove, poche righe
più in là, in riferimento all’Ordine
del Giorno, si richiamano gli
art. 25 e 26, al capo 7, in materia
di attività ispettiva: Interrogazioni
e Mozioni, al comma 7
(l'ultimo), si fa espicito riferimento
alla ^risoluzione^ con cui
si conclude ogni mozione. Una
risoluzione che, nel caso in specie,
poteva essere relativa alla
decisione di ritiro della stessa
mozione, salvo finale «approvazione
del Consiglio Comunale,
nelle forme previsite per la votazione
per le deliberazioni».
L’annunciata decisione, quindi,
dei due consiglieri comunali di
opposizione, di ricorre alla verifica
delle deduzioni assunte al
punto 6 dell’Odg, del Consiglio
Comunale nei verbali del
22.12.2008, sembrerebbe a questo
rivestire ormai atto dovuto.
Elisa Fiore (21/01/2009)
|