«Nessuno chiede più della Consulta delle associazioni. Tre anni di impegno e di passione svaniti nel nulla». Con amarezza e delusione Ignazio Romano, ex ed unico Presidente della Consulta delle Associazioni di Sezze, si chiede il perché di questo menefreghismo, dell’assenteismo da parte delle istituzioni e degli stessi attori. «Riflettendoci – afferma Romano - penso che il progetto della Consulta delle Associazioni, così come è accaduto per quello della "Città dei Giovani" o per la "Via Setina", pur avendo palesemente una valenza notevole per la comunità, è destinato da noi a rimanere un sogno irrealizzato, un progetto troppo ambizioso proprio perché richiede il coinvolgimento ed il contributo di tanti soggetti. In sintesi "un'operazione sociale fatta di dare ed avere", in cui tutti si mettono in gioco, ha bisogno di basi comuni. Proprio quello che la nostra comunità va perdendo e non ricorda più come costruire: "Uscire dal proprio ambito, capire le esigenze di tutti, scegliere l'azione possibile da condividere e realizzarla insieme" non è facile. Una capacità da recuperare, secondo me, un'evoluzione intelligente e necessaria a cui ambire, la stessa invocata in ogni progetto di sviluppo e valorizzazione del territorio come "cambiamento di mentalità", in sostanza un'opportunità per il futuro». Il Presidente del Circolo Culturale Setina Civitas rimarca l’importanza di quella iniziativa, dimenticata e abbandonata alle ortiche. «La Consulta delle Associazioni è stato per tre anni l'unico progetto, iniziato dal basso e fatto di persone, che ha provato a rispondere concretamente a questa richiesta. Ecco il motivo profondo che mi ha sempre appassionato e per cui ho lavorato, null'altro. Invece siamo punto da capo, come quando nel lontano 2002 si è discusso delle negligenze degli amministratori pubblici, dei troppi individualismi, delle pigrizie delle associazioni e di quella frammentazione che impediva un dialogo costruttivo. Poi nel 2005 – aggiunge - è arrivato il "Coordinamento delle Associazioni" e le vele del volontariato si sono gonfiate per salire le scale del Comune ed entrare nella sala del Sindaco a far sentire la propria voce, fino ad ottenere nel 2006 uno statuto, un direttivo, una sede... cioè la Consulta. Sono stati momenti costruttivi che hanno lasciato ben sperare, eppure di tutto quel movimento culturale, di tutta quella partecipazione oggi non è rimasto nulla».
Alessandro Mattei (25/10/2011)
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